lunedì 29 aprile 2013

Dio è morto


Come potevo restare indifferente dinanzi ad una questione così rilevante ? Lasciarmi coinvolgere era il minimo che potessi fare. Dovevo assolutamente sciogliere alcuni nodi che mi portavo dietro, come fantasmi del passato.
A piedi nudi avevo attraversato il fiume sacro alla ricerca di un segno che mi indicasse il passaggio di Dio.
Lo stesso Dio che davano per morto. Sui campi di sterminio e nella savana Africana, nella pampa argentina e sulla via di Damasco. Ovunque il male avesse trionfato, lì era morto Dio. Almeno così sostenevano, in tanti.
Sospettavo però che tutto ciò fosse soltanto un alibi inconsistente per sgravare la coscienza da ogni responsabilità. L’usuale ricerca di un colpevole, più colpevole di tutti , sì da farci sentire innocenti.
E chi meglio di Dio poteva recitare in quel ruolo ? L’aveva già fatto una volta. Caricandosi tutto il peso delle umane miserie, mentre porgeva le mani ai chiodi.
L’immenso bene, l’immanente presenza, l’universale giustizia, si disinteressa della sua creatura prediletta. Si mostra distratto e distante. Questa si che è colpa grave. Inammissibile, inaccettabile.
Allora ribaltiamo i termini della relazione e da creatura ci trasformiamo in creatore.
Dio esiste perché, noi uomini l’abbiamo inventato. E muore a nostro piacimento. Ogni volta che lo riteniamo utile o necessario.
Lo abbiamo già ucciso a Hiroshima e sulle montagne del Kurdistan dove la gente ha consumato le scarpe inseguendo illusioni. Lo abbiamo ucciso ogni volta che un sogno è volato via come una bolla di sapone e la verità e stata spinta in fondo al buio di un pozzo.
Lo abbiamo ucciso quando abbiamo distratto lo sguardo, così da non compiere alcuna scelta. Lo abbiamo ucciso ogni volta che siamo rimasti indifferenti  al dolore e alla miseria. Indifferenti al sorgere dell’alba ed al riverbero rubino del tramonto. Immobili come statue di cera intente a contemplare solo la perfezione delle nostre forme.
Mentre già sorge il sole ed il gallo canta, per tre volte. E nelle strade, con le  campane che suonano a festa, la gente grida: è risorto.
Dio è risorto.

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