lunedì 7 dicembre 2015

Butterfly


" And all your deeds and words., each truth,each lie,die in injudging love. "

Non mi era mai stato chiaro il perché di tanta ostilità nei miei riguardi. E dire che in ogni modo avevo cercato di essere conciliante oltre che disponibile.
Amavo quel lavoro ! Mi prendeva interamente !
Avevo sempre sognato, sin da piccola, di aiutare gli altri. Quando mi si chiedeva cosa avessi voluto fare da grande, non avevo esitazioni : “ il medico”, rispondevo.
E medico ero diventata.
Una laurea con il massimo dei voti e poi la specializzazione in pediatria.
Adoravo i bambini e la loro sofferenza mi procurava una grande amarezza . Avrei voluto cancellarla come gesso da una lavagna e riportare nei loro occhi la luce di un sorriso pieno di gioia, sfiorando il cuore per sentirne il palpito, caldo, vivo, pieno di legittime speranze.
Clara aveva sette anni. Il sole nei capelli e la luna negli occhi. Credo che in quella piccola valigia di cartone che teneva sotto il letto, stipata di tante piccole cose, custodisse pure il suo piccolo cuore.
Era stata abbandonata in una cesta, dietro la porta di un orfanatrofio e lì aveva vissuto sino a poco tempo prima. Senza una carezza di madre.
Poi quei dolori insopportabili allo stomaco, il ricovero, le analisi ed ogni possibile esame che escludesse un verdetto terribile e inappellabile.
Neuroblastoma !
Cellule del sistema nervoso rimaste immature e degenerate in un tumore.
L’unico regalo che le aveva fatto la vita !
Che pena ! 
Guardarla e sorriderle quando invece avrei voluto stringerla tra le braccia e piangere senza ritegno sfogando un dolore che sentivo lancinante.

Un foglio con sole tre righe. Parole gelide, asettiche, crude.
Mi addebitavano un coinvolgimento emotivo che violava il distacco professionale che avrei dovuto mantenere con la paziente.
Che squallore pensai ! Definire una paziente quello scricciolo spaurito e indifeso !
Cosa ci può essere di professionale nel distacco ?
Far scivolare la sofferenza sulla pelle senza che  lasci traccia, come una pioggia leggera a settembre. Un dolore che ti deve restare estraneo , con cinica indifferenza.
Non ci riuscivo !
Io , il dolore lo toccavo ogni giorno e me ne riempivo le mani per esorcizzarlo.
Di cosa avevano paura ?
Che la piccola potesse peggiorare per le mie attenzioni ?
Che un gesto d’amore potesse nuocerle ?

Pertanto riteniamo opportuno un periodo di riposo di tre settimane a partire da domani “.

Come se fossi stata stanca o peggio esaurita !
Mi si voleva fuori dai piedi ! 
Ero fastidiosa come il ronzio di una zanzara. 
Uno specchio nel quale non amavano riflettersi.
Quei bimbi erano una parte di me !
Non potevo gestirli come delle cartelle cliniche. Un numero di protocollo all’accettazione da curare in maniera meccanica.
Avevano bisogno di tenerezza e di coccole e Clara, la mia piccola farfalla, più di ogni altro.
Lei viveva in un castello senza mura con le finestre aperte sui prati e per tetto un cielo di stelle.
Due settimane dopo, mi sembrò di sentire gli uccelli cantare, quando poggiai il suo cappotto di lana, verde come l’erba di marzo, accanto alla piccola lapide con su scritto solo il suo nome.





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