" Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, che io possa avere, soprattutto, l'intelligenza di saperle distinguere ."
S’era messo a piovere, improvvisamente. Gocce trasparenti, leggere, quasi una polvere d’acqua che sfiorando il viso dava un senso di piacevole frescura.
Aldo camminava come se la cosa non lo riguardasse. S’era fermato in edicola a comprare il giornale. Lo aveva arrotolato e lo stringeva incurante che fosse già inzuppato come un babà. Non aveva la più lontana idea del perché si trovasse lì, alla stazione centrale. C’era arrivato per caso. Anche se bisogna ammettere che , nella vita, mai nulla avviene per caso.
L’addetto alla biglietteria lo fissò sollecitandolo ,con lo sguardo, a decidersi su cosa fare. La fila alle sue spalle s’era ingrossata e qualcuno da dietro azzardava parole che non erano certo teneri complimenti. Con la velocità di una lumaca, alzò gli occhi sulla tabella delle partenze e sussurrò : << Omegna, solo andata per favore. >>
Poco dopo si ritrovò il biglietto fra le dita. Lo osservò distrattamente, mentre la mente era altrove.
Era un giorno di primavera. Una leggera brezza diffondeva nell’aria profumi carichi di vita. Il parco era ancora deserto quel mattino quando Aldo trotterellava nella sua solita corsetta per mantenersi in forma. Fu accanto alla fontana che la urtò. Scivolarono entrambi sull’erba umida, cercando poi di rialzarsi aiutandosi reciprocamente.
Dio quant’era bella ! Non ricordava di aver mai visto una donna così. Capelli color del rame e occhi verde smeraldo su una bocca carnosa aperta in un meraviglioso sorriso.
Di norma non era timido, ma non gli riuscì che balbettare delle scuse e tante altre banalità. Lei, evitò di imbarazzarlo oltre misura. Si chiamava Marlene. Veniva da Basilea ed era a Milano per perfezionare i suoi studi di violoncello. Questo Aldo lo seppe, alcuni minuti dopo quel benedetto incidente, davanti a due cappuccini fumanti.
Fu l’inizio di una storia durata più di vent’anni. Poi lei se n’era andata , divorata crudelmente da una perfida serpe che le aveva aggredito il seno. Lo stesso sul quale si era adagiato mille volte per sentire il battito del cuore.
Salì sul treno quasi senza rendersene conto. Una nebbia fitta deformava ogni cosa e gli rendeva difficile mettere a fuoco gli ultimi avvenimenti. Gli amici gli si erano stretti intorno con affetto . Che ne avrebbe fatto di quei pochi spiccioli di pietà ? Che li spendessero altrove, a lui non servivano.
Se la pietà avesse avuto il potere di muovere le pietre e spostare indietro le lancette dell’orologio, allora si, l’avrebbe elemosinata in ginocchio. Avrebbe pianto e implorato che gliene dessero ancora.
<< Promettimi amore, che avrai cura di te. Che non ti lascerai andare e non mi odierai perché adesso vado via. Io sarò sempre accanto a te sino alla fine del tempo. >>
Furono le ultime parole di Marlene. Insieme alla richiesta di un bacio. Non c’era rabbia, la sua voce era calda e dolce come sempre. Soltanto un pacato dolore su quelle labbra alle quali Aldo restò incollato sino a quando non le sentì gelide.
Continuò ad annodare i fili di tanti momenti particolari per tutta la durata del viaggio. Quanto sa essere feroce la memoria se lo vuole! Ogni immagine era una rasoiata che gli incideva la pelle.
Quando il treno si fermò in stazione era già pomeriggio. Aldo si guardò intorno alla ricerca di un taxi. Vi salì indicando al conducente la direzione. Orta San Giulio.
Scese proprio accanto all’imbarcadero. San Giulio si stagliava al centro del lago come una cattedrale di pietra. Si sedette con i piedi che penzolavano sull’acqua ed estrasse dalla tasca del soprabito alcuni fogli ingialliti dal tempo che carezzò dolcemente.
La rivide seduta accanto a lui e sentì la sua voce che leggeva con gli occhi del cuore quella poesia di Montale.
“ E’ strana l’angoscia che si prova in questa deserta proda sabbiosa dove i salici piangono davvero e ristagna indeciso tra vita e morte un intermezzo senza pubblico. “
Persino gli uccelli smettevano di cinguettare quando Marlene declamava quei versi. La passione le accendeva lo sguardo e vibrava in ogni sua parte in sintonia con l’intero universo. Aldo non voleva essere“ un intermezzo tra vita e morte “. Adesso sapeva cosa fare. Si tolse le scarpe ed il soprabito che piegò con cura, poi si lasciò scivolare in acqua. Un buio gelido lo avvolse mentre giù, in fondo, gli sembrò si accendesse una luce intensa, abbagliante. Poi la vide, felice, sorridente. Gli tendeva le mani.
Nessuna ricerca ebbe risultato. Il lago fu scandagliato in ogni anfratto senza che fosse ritrovato il corpo di Aldo. Soltanto alcuni fogli ingialliti galleggiavano vicino al molo.

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