Voglio sapere dove va a dormire il sole quando il sorriso di una madre è carezza fra le dita...
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Ad est tramontò il sole quando arrivarono i gatti per citarci in giudizio.
giovedì 17 maggio 2012
L'uomo che parlava ai girasoli
Agostino voleva una vita normale, dove la notte segue il giorno e l'alba si desta al sussurro del vento che canta con pudore.
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venerdì 4 maggio 2012
Come la maschera di un pagliaccio
Il salice, sotto la
pressione del vento, si piegava sino a toccare l’acqua del ruscello mentre il cielo, coperto da un manto di nuvole,
preannunciava pioggia e l’aria, divenuta pungente, sferzava la pelle.
I ragazzi, accesi da
un sacro fervore, sembravano ignorare tutto ciò, continuando a porgli le loro
domande.
La passione, oltre al
cuore, riesce a scaldare pure il corpo, quando è genuina e sincera.
“ Quanto è importante, maestro, una informazione corretta,
nei sistemi di governo democratici ? “ Chiese
Annalisa.
“ E quanto può incidere sulle scelte della gente la
manipolazione e la mistificazione di una notizia ? “
Belle domande pensò
Agostino ! Toste, come il carattere della ragazza.
Lontano, un tuono,
fece sentire la sua voce come se volesse avvertire della pioggia imminente.
" Come già
sapete " , iniziò Agostino, " le democrazie moderne fondano il
loro corretto funzionamento sulla divisione dei poteri. Accentrarli tutti,
nelle mani di un solo uomo sarebbe un grave errore e determinerebbe soltanto
regimi tirannici e corrotti. Il potere legislativo, quello esecutivo ed il
giudiziario devono restare distinti e separati.
Ora, il punto non è
questo.
Di fatto, nelle
democrazie che conosciamo questo avviene. Magari con delle sottili differenze e
con meccanismi non sempre perfettamente compiuti.
La domanda da porsi è,
se nell’evoluzione delle società complesse
siano nati degli altri poteri ?
Magari sottratti al
vincolo di regole istituzionali e pertanto liberi di agire secondo un filo etico,
talmente elastico, che ognuno può
tirarlo dalla sua parte, sostenendo di essere nella ragione.
La risposta è si, miei
cari ragazzi !
Ne sono nati degli
altri, che la democrazia, come concetto non contiene.
Poteri forti,
determinati, non permeabili all’incanto dell’ idea.
Poteri interessati
soltanto a difendere privilegi acquisendone degli altri con cinica e fredda
lucidità.
Se la politica alza le
braccia e si arrende ed il sistema della stampa e tutti gli altri comparti dell’informazine,
nelle differenti forme che la tecnologia attuale propone, si sono trasformati
da soggetti in oggetti, è chiaro che il potere assoluto, concentrato in poche
mani, che tanto atterriva Montesquieu, è
della finanza.
Gente senza volto e
senza nome decide delle sorti dell’intero
pianeta.
In nome di una avidità
smodata, feroce, disumana.
Capace di asservire
gli altri poteri. Di condizionarli, di usarli. Senza alcun ritegno.
Mi chiedevi dell’informazione,
Annalisa !
Il sistema mediatico
che può, in poche righe o poche immagini, beatificare o demonizzare una persona
ha consegnato l’anima e se stesso rinnegando le radici che l’hanno generato.
Il ministro della
propaganda del Reich era uso sostenere che ripetere dieci,cento,mille volte una
menzogna, affermando che è verità, determina l’incredibile effetto di
convincere la gente.
Manipolare una
notizia, falsarla, rappresentarla e supportarla con elementi che la possano
rendere credibile è uno degli atti più infami a cui il sistema dell’informazione
si è piegato.
Sconfitto nella sua
vera essenza ora, gioca solo sulla forma con piroette da ballerina di fila
senza talento e senza alcuna voglia di stupire.
La verità è sempre più
lontana e cercarla stanca e deprime.
Si alza , allora, bandiera bianca e la notizia si copre di talco
e di cerone, come la maschera di un pagliaccio che vive in un mondo a parte. In
un’altra dimensione. "
giovedì 3 maggio 2012
Oltre l'orizzonte
Agostino
credeva d’essere stato un uomo come gli altri, come tanti. Adesso cominciava
a dubitarne. Lo inquietava il sospetto d’essere
fatto in maniera differente.
D’essere un diverso.
Sognava
di vivere una vita semplice, una vita
normale.
In un
mondo ordinato, dove la notte segue il giorno che si spegne e l’alba si leva
puntuale per riaccenderlo di vita
Sognava
il bagliore del tramonto riflesso sui muri delle case e strade piene di gente chiassosa
e felice.
Senza
pioggia di lacrime e dolore raccolto come grano in covoni abbandonati sull’aia
con i corvi, che a volo radente, oscurano il sole.
Su
quale scoglio si infranse l’onda della passione che portò Ulisse a vagare per
il mare alla ricerca della sua Itaca ?
Agostino non riusciva a farsene una
ragione.
Com’era
possibile un tale frastuono sotto un cielo di cristallo, quando il vento, con
pudore, sussurra accarezzando l’erba. ?
Quale
meta si cela oltre l’orizzonte ?
Cambia il colore dei giorni e le lacrime scendono a grappoli mischiate a granelli di polvere .
E
cambia la voglia di credere che tutto sia ancora possibile e la speranza possa generare altri frutti .
Cambia
il profumo dell’aria e non s’arrende la candela al soffio che la vuole spenta.
Ostinazione
che si regge sull’idea che si possa penetrare l’onda e giungere a riva per ristorare
le braccia.
Mentre
intorno, in superficie, lievita la vita pronta a crollare al primo turbamento.
A
quale fonte tenderemo le mani per spegnere la sete ?
E cosa
resterà impresso nello sguardo, quando scenderà la notte a rendere indistinta ogni cosa ?
Agostino non voleva camminare da solo.
Il
sentiero era largo abbastanza per una buona compagnia. Uomini e donne in marcia
senza fretta.
Con
gli occhi accesi da un riflesso di luna e l'anima al riparo sotto le frange dello scialle.
mercoledì 2 maggio 2012
L'orchestra
Agostino amava la musica.
Poteva
restare immobile, per delle ore, ad ascoltare i suoi brani preferiti.
Gli
capitava perfino di immaginarsi sul podio, con la bacchetta tra le mani ,
pronto a dirigere dinanzi ad una platea
affascinata.
Con
una solennità un po’ teatrale, forse esagerata, fissava in volto, uno ad uno, i
membri dell’orchestra e poi, con un gesto perentorio, portando in avanti il
braccio, dava inizio all’esecuzione.
Imperiose
le note si alzavano penetrando l’aria e diffondendosi ovunque come se, con la
loro bellezza, potessero rendere ogni cosa migliore.
I
violini sussurravano l’adagio e l’overture si dipanava come un filo pronto a
tessere una magnifica tela.
Poi
il crescendo, urlo sublime, modulato alla perfezione, dove ogni strumento
cercava l’immensità del cielo.
E
scroscio incontenibile d’applausi, sino a spellarsi le mani, in un
fragore da temporale d’agosto.
Agostino non conosceva angosce.
L’immaginazione
gli aveva insegnato a vivere. Sull’accordo di una chitarra ed il ritmo
cadenzato della pioggia.
Appeso
ad asciugare l’impenetrabile mistero aveva
riempito l’anima con le invenzioni dell’intelletto.
Un
frastuono fastidioso lo riportò alla realtà.
Note
distorte, assordanti. Un caos di suoni convulsi, isterici, senza armonia.
Sinfonia degli orrori !
Com’era
possibile quanto stava accadendo ?
Dov’erano
finiti i musicisti ?
Questi
non erano i suoi . Non li riconosceva.
Vide
il violino tra le mani del direttore della clinica, e l’infermiere del suo
piano che teneva la tromba. E Margherita, la donna delle pulizie, seduta accanto all’arpa e poi, il vigile che
gli aveva chiesto i documenti , alla sua prima fuga, che batteva sul tamburo e
l’edicolante, quello all’angolo della strada, che stringeva i timpani .
Ed
altri ancora. Persone che aveva incontrato ,a volte per caso, che
impietosamente percuotevano gli strumenti in una stridente sovrapposizione di
suoni allucinanti.
L’orchestra umana
sembrava
persa in una interminabile serie di
assolo. Ognuno impegnato a sovrastare l’altro per affermare la propria
supremazia. Senza alcun gusto per la melodia che impone partiture complementari
e gioco di squadra teso a plasmare una sinfonia universale.
Smarriti
nel labirinto delle ambizioni il volo è basso, a pelo d’erba ed ogni gesto
privo di qualsiasi nobiltà
Uomini soli
Distratti
ed irretiti da parole piene di vento con mani tese a stringere il nulla
credendosi , senza ritegno, simili a Dio.
Uomini senza cielo e senza mare
incapaci
di ascoltare il fremito dell’onda che accarezza la terra sotto lo sguardo
compiaciuto di un gabbiano.
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