Agostino
credeva d’essere stato un uomo come gli altri, come tanti. Adesso cominciava
a dubitarne. Lo inquietava il sospetto d’essere
fatto in maniera differente.
D’essere un diverso.
Sognava
di vivere una vita semplice, una vita
normale.
In un
mondo ordinato, dove la notte segue il giorno che si spegne e l’alba si leva
puntuale per riaccenderlo di vita
Sognava
il bagliore del tramonto riflesso sui muri delle case e strade piene di gente chiassosa
e felice.
Senza
pioggia di lacrime e dolore raccolto come grano in covoni abbandonati sull’aia
con i corvi, che a volo radente, oscurano il sole.
Su
quale scoglio si infranse l’onda della passione che portò Ulisse a vagare per
il mare alla ricerca della sua Itaca ?
Agostino non riusciva a farsene una
ragione.
Com’era
possibile un tale frastuono sotto un cielo di cristallo, quando il vento, con
pudore, sussurra accarezzando l’erba. ?
Quale
meta si cela oltre l’orizzonte ?
Cambia il colore dei giorni e le lacrime scendono a grappoli mischiate a granelli di polvere .
E
cambia la voglia di credere che tutto sia ancora possibile e la speranza possa generare altri frutti .
Cambia
il profumo dell’aria e non s’arrende la candela al soffio che la vuole spenta.
Ostinazione
che si regge sull’idea che si possa penetrare l’onda e giungere a riva per ristorare
le braccia.
Mentre
intorno, in superficie, lievita la vita pronta a crollare al primo turbamento.
A
quale fonte tenderemo le mani per spegnere la sete ?
E cosa
resterà impresso nello sguardo, quando scenderà la notte a rendere indistinta ogni cosa ?
Agostino non voleva camminare da solo.
Il
sentiero era largo abbastanza per una buona compagnia. Uomini e donne in marcia
senza fretta.
Con
gli occhi accesi da un riflesso di luna e l'anima al riparo sotto le frange dello scialle.

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