giovedì 3 maggio 2012

Oltre l'orizzonte


 Agostino credeva d’essere stato un uomo come gli altri, come tanti. Adesso cominciava a  dubitarne. Lo inquietava il sospetto d’essere fatto in maniera differente.
D’essere un diverso.
Sognava di vivere una vita semplice, una vita normale.
In un mondo ordinato, dove la notte segue il giorno che si spegne e l’alba si leva puntuale  per riaccenderlo di vita
Sognava il bagliore del tramonto riflesso sui muri delle case e strade piene di gente chiassosa e felice.
Senza pioggia di lacrime e dolore raccolto come grano in covoni abbandonati sull’aia con i corvi, che a volo radente, oscurano il sole.
Su quale scoglio si infranse l’onda della passione che portò Ulisse a vagare per il mare alla ricerca della sua Itaca ?
Agostino non riusciva a farsene una ragione.
Com’era possibile un tale frastuono sotto un cielo di cristallo, quando il vento, con pudore, sussurra accarezzando l’erba. ?
Quale meta si cela oltre l’orizzonte ?
Cambia il colore dei giorni e le lacrime scendono a grappoli mischiate a granelli di polvere .
E cambia la voglia di credere che tutto sia ancora possibile e la speranza possa  generare altri frutti .
Cambia il profumo dell’aria e non s’arrende la candela al soffio che la vuole spenta.
Ostinazione che si regge sull’idea che si possa penetrare l’onda e giungere a riva per ristorare le braccia.
Mentre intorno, in superficie, lievita la vita  pronta a crollare al primo turbamento.
A quale fonte tenderemo le mani per spegnere la sete ?
E cosa resterà impresso nello sguardo, quando scenderà la notte  a rendere indistinta ogni cosa ?
Agostino non voleva camminare da solo.
Il sentiero era largo abbastanza per una buona compagnia. Uomini e donne in marcia senza fretta.
Con gli occhi accesi da un riflesso di luna e l'anima al riparo sotto le frange dello scialle.











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