Agostino amava la musica.
Poteva
restare immobile, per delle ore, ad ascoltare i suoi brani preferiti.
Gli
capitava perfino di immaginarsi sul podio, con la bacchetta tra le mani ,
pronto a dirigere dinanzi ad una platea
affascinata.
Con
una solennità un po’ teatrale, forse esagerata, fissava in volto, uno ad uno, i
membri dell’orchestra e poi, con un gesto perentorio, portando in avanti il
braccio, dava inizio all’esecuzione.
Imperiose
le note si alzavano penetrando l’aria e diffondendosi ovunque come se, con la
loro bellezza, potessero rendere ogni cosa migliore.
I
violini sussurravano l’adagio e l’overture si dipanava come un filo pronto a
tessere una magnifica tela.
Poi
il crescendo, urlo sublime, modulato alla perfezione, dove ogni strumento
cercava l’immensità del cielo.
E
scroscio incontenibile d’applausi, sino a spellarsi le mani, in un
fragore da temporale d’agosto.
Agostino non conosceva angosce.
L’immaginazione
gli aveva insegnato a vivere. Sull’accordo di una chitarra ed il ritmo
cadenzato della pioggia.
Appeso
ad asciugare l’impenetrabile mistero aveva
riempito l’anima con le invenzioni dell’intelletto.
Un
frastuono fastidioso lo riportò alla realtà.
Note
distorte, assordanti. Un caos di suoni convulsi, isterici, senza armonia.
Sinfonia degli orrori !
Com’era
possibile quanto stava accadendo ?
Dov’erano
finiti i musicisti ?
Questi
non erano i suoi . Non li riconosceva.
Vide
il violino tra le mani del direttore della clinica, e l’infermiere del suo
piano che teneva la tromba. E Margherita, la donna delle pulizie, seduta accanto all’arpa e poi, il vigile che
gli aveva chiesto i documenti , alla sua prima fuga, che batteva sul tamburo e
l’edicolante, quello all’angolo della strada, che stringeva i timpani .
Ed
altri ancora. Persone che aveva incontrato ,a volte per caso, che
impietosamente percuotevano gli strumenti in una stridente sovrapposizione di
suoni allucinanti.
L’orchestra umana
sembrava
persa in una interminabile serie di
assolo. Ognuno impegnato a sovrastare l’altro per affermare la propria
supremazia. Senza alcun gusto per la melodia che impone partiture complementari
e gioco di squadra teso a plasmare una sinfonia universale.
Smarriti
nel labirinto delle ambizioni il volo è basso, a pelo d’erba ed ogni gesto
privo di qualsiasi nobiltà
Uomini soli
Distratti
ed irretiti da parole piene di vento con mani tese a stringere il nulla
credendosi , senza ritegno, simili a Dio.
Uomini senza cielo e senza mare
incapaci
di ascoltare il fremito dell’onda che accarezza la terra sotto lo sguardo
compiaciuto di un gabbiano.

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