mercoledì 2 maggio 2012

L'orchestra


Agostino amava la musica.
Poteva restare immobile, per delle ore, ad ascoltare i suoi brani preferiti.
Gli capitava perfino di immaginarsi sul podio, con la bacchetta tra le mani , pronto a dirigere  dinanzi ad una platea affascinata.
Con una solennità un po’ teatrale, forse esagerata, fissava in volto, uno ad uno, i membri dell’orchestra e poi, con un gesto perentorio, portando in avanti il braccio, dava inizio all’esecuzione.
Imperiose le note si alzavano penetrando l’aria e diffondendosi ovunque come se, con la loro bellezza, potessero rendere ogni cosa migliore.
I violini sussurravano l’adagio e l’overture si dipanava come un filo pronto a tessere una magnifica tela.
Poi il crescendo, urlo sublime, modulato alla perfezione, dove ogni strumento cercava l’immensità del cielo.
E scroscio incontenibile d’applausi, sino a spellarsi le mani,  in un  fragore da  temporale d’agosto.
Agostino non conosceva angosce.
L’immaginazione gli aveva insegnato a vivere. Sull’accordo di una chitarra ed il ritmo cadenzato della pioggia.
Appeso  ad asciugare l’impenetrabile mistero aveva riempito  l’anima con le  invenzioni dell’intelletto.
Un frastuono fastidioso lo riportò alla realtà.
Note distorte, assordanti. Un caos di suoni convulsi, isterici, senza armonia.
Sinfonia degli orrori !
Com’era possibile quanto stava accadendo ?
Dov’erano finiti i musicisti ?
Questi non erano i suoi . Non li riconosceva.
Vide il violino tra le mani del direttore della clinica, e l’infermiere del suo piano che teneva la tromba. E Margherita, la donna delle pulizie,  seduta accanto all’arpa e poi, il vigile che gli aveva chiesto i documenti , alla sua prima fuga, che batteva sul tamburo e l’edicolante, quello all’angolo della strada, che stringeva i timpani .
Ed altri ancora. Persone che aveva incontrato ,a volte per caso, che impietosamente percuotevano gli strumenti in una stridente sovrapposizione di suoni allucinanti.
L’orchestra umana   
sembrava persa in una interminabile  serie di assolo. Ognuno impegnato a sovrastare l’altro per affermare la propria supremazia. Senza alcun gusto per la melodia che impone partiture complementari e gioco di squadra teso a plasmare una sinfonia universale.
Smarriti nel labirinto delle ambizioni il volo è basso, a pelo d’erba ed ogni gesto privo di qualsiasi nobiltà
Uomini soli
Distratti ed irretiti da parole piene di vento con mani tese a stringere il nulla credendosi , senza ritegno, simili a Dio.
Uomini senza cielo e senza mare
incapaci di ascoltare il fremito dell’onda che accarezza la terra sotto lo sguardo compiaciuto di un gabbiano.



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