Ad
Enzo Bianca
Ci sono parole che non vorremmo mai
pronunciare o scrivere, tanto sono intrise di dolore.
Respiro che non si sazia d’aria e
universo che stempera i colori sulle sfumature del grigio sino a che tutto
diventa nero come la notte.
E cambia il profilo dei monti che
sembrano diversi, così come cambia il suono delle voci, prima distanti e poi perdutamente
lontane.
Crudeli amputazioni che negano sapore
ai giorni rendendoli grevi come brodo fatto solo d’acqua.
E si abbassano le palpebre fissando
gli occhi sui ricordi, giocando con le immagini, come fa il gatto con il
gomitolo di lana. Alla rinfusa, senza un ordine
apparente.
Come dispone il cuore, ferito a morte dalla tua improvvisa partenza.
I
Che
strano mistero è la vita con i suoi straordinari ed incomprensibili grovigli.
Non
c’è orma senza piede nè sorriso privo di respiro.
Né
avvenimento che non abbia un suo perché.
Eppure
ci ostiniamo a pensare che il succedersi di talune circostanze sia frutto di un
piano accurato messo in atto da un immaginario sarto che , a misura, ci cuce
addosso l’abito che indossiamo.
Non
v’è alcuna prova o riscontro che ciò sia realmente possibile.
Che
il fato decida di ogni nostra scelta e tutto quanto ci riguardi sia stato già scritto in un banale copione, mentre sulla collina del
vento i germogli violano la zolla per scrutare il cielo alla ricerca della scia
di una cometa.
Cade
la goccia durante il temporale e scivola accarezzando la terra che al contatto,
freme.
E
cambiano le stagioni, come gli umori e le foglie sugli alberi.
Voglio
credere nell’autenticità di una lacrima che libera il petto dal dolore che
l’opprime, quando una voce cara si spegne e l’aria diventa irrespirabile.
Mio
è il ricordo !
Pelle
attaccata alla pelle !
Sorriso
compiuto in un abbraccio e cristalli di tempo condivisi che nessun estraneo
potrà mai violare.
Nostro
è l’affetto, leale e sincero.
Serrato
eternamente tra le mani, nella nobiltà del gesto che giunse, pronto, a soccorso
di innocenti fragilità.
Porta
che si aprì alla pietà senza stridore e alla fontana, ci condusse, dove le stelle zampillano.
Mia
è la gioia !
Per
aver diviso con te il pane dei giorni migliori.
In
quel cortile dove danzavano le fate e la magia dell’attimo accendeva lo
sguardo.
Malinconia
che travolge, adesso, il profumo delle
viole e vela l’orizzonte di tristezza.
Mentre
si piega l’arco e saetta il dardo tra nuvole ostili spezzando il cielo in due.
Amico
e fratello,
mio
è l’impagabile privilegio di averti incontrato, frequentato, conosciuto,
trovato e perduto in quel gioco crudele che la vita ci impone.
Doloroso
e sofferto travaglio della genesi ed indecifrabile epilogo che si compie in
meno di un istante.
Partenze
che vorresti non avvenissero mai.
Ed
abbracci spezzati da un nemico che si
nutre ed ingrassa dell’incerto numero dei nostri giorni.
Mio
è il silenzio !
Che
s’alza come un tuono e chiede al vento di sussurrare con pudore, chè l’erba non
si spenga di dolore tra lacrime di
pioggia e stelle senza luce.
Mio
è l’addio !
Sospeso
sul palmo della mano, che ad ali aperte si alza in volo, sotto il riflesso di
uno spicchio di luna, con l’anima immersa tra gli odori del mondo, sparsi come
semi da uno sciame di api ronzanti.
Ciao Enzo

piacquemi assai il tuo omaggio di memoria comune...
RispondiEliminaPs: nel mio piccolo quando penso ad Enzo mi viene in mente la morbidezza del puff, quel grande cuscinone che tenevano nel salotto della vecchia casa, così grande da contenermi tutto, all'epoca; un abbraccio Turì!
Prese i colori
per vestire le cose,
il sole
di giallo splendente
così da schiarire le ombre,
gli occhi
del verde smeraldo
così da specchiare l’amore
e infine
la notte
dal tono profondo,
così da celare
il pudore del pianto.
a E.B.
dispensatore di colori, e di molto altro…