lunedì 11 giugno 2012

Lo specchio


Da ore se ne stava immobile, seduto  davanti allo specchio. Sembrava quasi volesse attraversarlo. Le mani affondate tra le pieghe della barba e lo sguardo perso oltre quella parete che rifletteva la sua immagine.
Il ticchettio del pendolo  ed un pungente profumo di ciclamini che aveva invaso la stanza, stimolarono i ricordi e la porta del tempo , improvvisamente si aprì  senza alcun stridore.
Con gli occhi socchiusi, Agostino vedeva la trasparenza dell’acqua che si vestiva della forma dei sassi e salici danzanti che sotto la carezza del vento si piegavano sino a sfiorare l’erba.
Vedeva prati di viole e girasoli curiosi che si voltavano a guardarlo.
Vedeva l’azzurra tela del cielo attraversata dal volo delle rondini e la schiuma del mare candida come neve.
Vedeva il bianco ed il nero.
Il bene ed il male.
E l’arroganza stupida e cinica di uomini incapaci di comprendere la precarietà di certi equilibri.
Cristalli consacrati sin dall’inizio di ogni cosa.
Ridotti in frantumi da una  cupidigia che, avidamente , dei sogni raccolse gli avanzi  e ne riempì gli otri.
E nel delirio di un istante, affogato nella notte,  gettò i sorrisi nel fossato, insieme ad ossa di scarto, senza neanche una candela a tener loro compagnia.
Allora Agostino vibrava in ogni sua cellula per l’indignazione. Lo assaliva un furore incontrollabile , che gli mutava persino i tratti del viso, mentre iniziava a martellare sui tasti, usando le dita come scalpelli per dare voce al tormento.
Parole per le sue parole ed aria per un respiro che gonfiasse il petto e gocce pregne di memoria a dissetare il silenzio.
Bruciava il risentimento e spezzava il fiato.
Ogni riga veniva sommersa dalla passione risvegliata da quell’immaginario viaggio.
Soffriva mentre come uno stantuffo premeva sui tasti.
Come sarebbe stato tutto più semplice se non ci si fosse ingozzati di quell’erba che nutrì ed ingrassò la follia !
Allucinazione di una bramata onnipotenza che travolse ogni pudore e ruppe gli argini straripando ovunque.
Agostino soffriva mentre le lacrime graffiavano il foglio.
Continuava a martellare sui tasti senza riuscire a fermarsi. Se lo avesse fatto avrebbe vomitato pure le budella.
Non riusciva a trovare una sola giustificazione per chi pretende di governare il mondo barattando l’anima con il potere.
Inconciliabilità dei contrari, trasformati in merce di scambio e posti sul tavolo delle trattative.
Amore negato a chi lo chiede ed arcobaleno senza colori che il sussurro del vento affonda tra i crepacci.  
Agostino voleva ridisegnare quei colori e mangiare pane ancora caldo di forno che sapeva di frumento.
Voleva palpitare del suo essere e trovare le risposte nell’eco del silenzio, tra cieli tersi e profili viola di montagne senza nuvole mentre  scioglieva i lunghi capelli della nonna per accarezzarli con un pettine di stelle.




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