venerdì 10 gennaio 2020

L'ultimo blues


Molto spesso la notte si diverte a disegnare strane figure. Nessun contorno o riflesso che possa rendere comprensibile i profili su cui gioca un capriccioso spicchio di luna. E poiché non ci è dato di decifrare la mappa delle stelle, né di comprendere il moto perfetto dei pianeti, come un glicine ci avvitiamo a muri sgretolati dal tempo.
Ad essere pazzi, prima o poi ci si stanca ! Meglio lasciar correre i minuti annegandoli in un bicchiere, così come sto facendo da mesi. Tanto ad esser sobri non cambia nulla. Meglio volare sopra le nuvole dove ogni cosa ha una prospettiva diversa e la monotonia si colora di cielo.
Da tempo, ormai, non ho un posto che sento essere il mio. Come un reduce sono alla ricerca di qualcosa che non c'è più. Così vivo, se si può definire vita la mia, avvolto nel sudario di una totale solitudine che mi porta a vagare senza una meta precisa.
Il posto non è male ! Ho visto di peggio.
Qualche sedia abbandonata al suo destino ed un bancone che puzza di whisky scadente. “ Piscio di cane “ che appena poco tempo fa disprezzavo. Adesso, invece, imploro che me ne versino ancora un goccio.
Si spezza come un grissino l’orgoglio ! Se mai ne hai avuto. Magari soltanto un pizzico.
Ora ne dubiti a tal punto da pensare  che appartenesse ad un riflesso di specchio . E scendi sempre più giù. In basso, verso un fondo senza fine.
“ Come ti chiami ragazzo ? “
“ Non lo so ! “
“ Come non lo sai ? Avrai pure un nome ? “
La domanda posta a bruciapelo mi irritò, così come lo sguardo di quel vecchio che sembrava indagarmi l’anima.
“ Cosa ti importa del mio nome ! Mi daresti da bere se te lo dico ?Credo proprio di no ! Il mio nome non paga e tu cerchi solo un pugno di monete ! “
“ Ma un nome ce l’hanno tutti ! Non puoi non averne uno! “
“ Uno l’ho avuto ! Grande, enorme ! Scritto a caratteri cubitali sui muri . Un nome che si è perso tra fogli di carta buttati nella spazzatura. “
“ Vuoi dirmi che sei stato un uomo famoso e importante ?” 
" Solo un musicista, vecchio ! Un musicista dall'anima dannata. Bruciata tra le note di un maledetto blues. “
“ Un musicista non è mai solo un musicista, ragazzo ! E’ sempre qualcosa di più. “
“Basta con questi discorsi, vecchio! Riempimi ancora il bicchiere!“
“ Basta lo dico io, ragazzo ! Niente più whisky ! “
“ E allora niente più domande ! “
“ D’accordo ! Niente domande. “
Qualcuno nell'angolo opposto aveva introdotto un nichelino nel jukebox. La moneta scivolò dentro e gli ingranaggi cominciarono a ruotare con un fastidioso scricchiolio. Come ridestate da un sonno che il tempo aveva sepolto nella nebbia, le note del sassofono si alzarono diffondendosi nell'aria.
Rovente vibrazione che mi straziò il cuore riaccendendo un’antica pena. Ad ogni nota i bicchieri posti in fila sul bancone sussultavano e la mia pelle lacerata bruciava sotto i colpi impietosi di quella sferza.
Quel suono mi penetrava la carne e succhiava il midollo dalle ossa.
Come un cane da caccia annusai tra un ammasso di rughe e cicatrici per trovare una traccia di ciò che ero stato.
Quanto è impervio e scosceso il sentiero della memoria !
Il sassofono continuava a tormentarmi senza tregua. Martellava sui tasti con brutalità quasi volesse colpirmi con quelle note che conoscevo bene.
Le avevo scritte per lei !
Quando ancora cavalcavo il vento e guardavo in faccia il sole senza abbassare lo sguardo. Quando ancora mi perdevo nei suoi occhi e vivevo nel suo respiro.
Oltre l’ansa di quel minuscolo fiume, dove comincia il bosco e le case profumano di marzapane.
L’ultimo blues ! Di una vita vissuta all'ombra del suo sorriso. Perso tra labbra di miele e le pieghe di un corpo di seta.
Ricordo ancora quella sera di tanti anni prima. Suonavo in un piccolo locale di periferia. Gli avventori, quasi tutti ubriachi, sembravano infischiarsene dei miei virtuosismi. Il rumore era così assordante e fastidioso da rendere vano ogni tentativo di richiamare la loro attenzione. Poi all'improvviso incrociai il suo sguardo. Se ne stava immobile in un angolo ed era la sola che, entusiasta, batteva le mani. Decisi allora di non smettere di suonare e, per lei, improvvisai un blues struggente e pieno di passione. Le note sembravano scaturire da un pozzo incantato. Si incalzavano magicamente senza sosta in un crescendo delirante. Era la prima volta che suonavo con una intensità così sconvolgente. E suonavo per lei. Senza conoscerne neanche il nome.
Ma l'amore, mi dissero dopo, riesce a fare miracoli straordinari. Ed io, adesso lo so, l'amai sin da quel momento. Perdutamente, totalmente. 
Poi vennero i giorni della vita vissuta, quella che spesso non ha i colori dei fiori e come un'altalena alterna il bianco al nero. Una vita piena di alti e bassi. Di momenti di gioia facili da gestire e dolore più difficile da domare e metabolizzare.
Una vita consumata in fretta e gettata via, come un mozzicone di sigaretta. Che per me si spense quando lei si spense. In un rantolo da overdose che le bruciò le vene spezzandole il cuore e l’anima.
Sulle note di quell' ultimo blues !
Prima di morire tra vicoli senza nome vomitando ogni minimo residuo di pensiero sulla merda di una squallida latrina.

Da un idea di Massimiliano


sabato 4 gennaio 2020

The enemies of dreams



Prenditi cura dei tuoi sogni perché in essi c'è una stupenda magia che rende possibile l'impossibile.


Io lo ricordo così, con la barba dai riflessi d’argento ed i lunghi capelli legati da una striscia di cuoio che si era consumata nel corso degli anni.
Alfonso non aveva età !
Come il campanile della chiesa ed il bosco di querce, appena oltre il ponte, ingombrava la memoria di noi tutti.
Da tempo aveva scelto di vivere in una piccola baita in mezzo al bosco. Lontano dal frastuono dei giorni che, diceva, non erano più i giorni della sua infanzia quando il tempo era pieno di silenzi ovattati e le lancette segnavano le ore senza riempirle di inutili affanni.
Lui era come la brezza del mattino che sfiora l’erba pregna di rugiada e pungente come l’odore della terra dopo un temporale.
Mio padre non voleva che  lo frequentassi. Diceva che non ci stava con la testa e che da lui non avrei potuto imparare niente di buono.
" Stagli alla larga " mi ripeteva, " stagli alla larga ".
Ma io lo adoravo. Non solo perché era il fratello di mia madre, ma sopratutto per la cura che si prendeva di me trattandomi come un adulto. Mi parlava con gli occhi quasi chiusi mentre camminava all'indietro, come i granchi, sfiorando con leggerezza i ricordi che profumavano di viole. 
Zio Alfonso collezionava i ricordi !
Scelti uno ad uno e nascosti tra le foglie insieme ai sogni, per sottrarli alle insidie di una realtà ostile e soffocante.
" Attento Marco " mi diceva, " attento ai ladri di sogni ! " 
" Arrivano strisciando come serpi e te li trovi addosso all'improvviso. Pronti ad avvelenarti la mente impedendoti di volare ovunque con l'immaginazione. Noi non possiamo definire il colore dell'aria né la forma dell'acqua. Ma la nostra mente sì. Lei può farlo giocando con tutti i colori e con tutte le forme. Questo i nemici dei sogni lo sanno perfettamente. Sanno che i sogni possono cambiare il mondo. Renderlo migliore. Un mondo senza paura delle differenze e delle diversità. Un mondo senza miseria e povertà, senza guerre e senza angosce per il domani che deve ancora arrivare. Un mondo pieno di compassione e d'amore con la luna che gioca a deporre fiocchi di cielo tra le curve disegnate dai monti.
Lotta sempre con tutte le forze per realizzare i tuoi sogni. Abbine cura come se ne può avere di una cosa rara e preziosa. In loro c'è una magia così straordinaria capace di rendere possibile l'impossibile. E tra le righe del mare, che l’onda scrive e subito cancella, potrai smascherare il pregiudizio rendendolo inoffensivo e suggerire il perdono che mette tutti i conti in ordine spegnendo sul nascere l'insidia dell'odio che può divampare in un rogo inarrestabile. "
Uomo di poche parole e di lunghi silenzi. Zio Alfonso non provava alcun rancore. Conosceva bene quel labirinto e sapeva quanto la solitudine può essere , a volte, esigente e selettiva. Lasciando in bocca il sapore amaro del risentimento.
Alfonso era stato tante cose e niente !
Dubbio dilaniato da mille incertezze e vanità riflessa in una goccia d’aqua. E pensieri che volavano leggeri  dalle sue labbra a noi che lo ascoltavamo rapiti mentre vestiva le parole coi colori della festa.
Alfonso collezionava l’amore !
Ne riempiva la borraccia e l’anima. Lo versava nel bicchiere e a piccoli sorsi saziava la sete. Invitando tutti a bere. Sì che a nessuno appassisse il sorriso sulla bocca.
A spegnere il battito del suo cuore giunse a tradimento  il gelo che gli strinse il petto e lo colse a mani aperte con gli occhi  persi tra i colori dei ciliegi.
Ed in processione, da tutte le valli, scesero i pastori con gli otri pieni di vento e canti sussurrati a labbra chiuse.