" Gli uomini in certi momenti sono padroni del loro destino; la colpa, caro Bruto, non è delle nostre stelle, ma nei nostri vizi."
Il declino di una civiltà si preannuncia con una serie di segnali inquietanti. I vizi umani e l'infinita serie di difetti si palesano con il molesto ronzio di una zanzara e le fastidiose punture di uno sciame d'api in formazione d'attacco.
Inesorabilmente il degrado intacca ogni cosa e la ruggine copre la patina dell'intarsio cesellato con pazienza da mani abili e laboriose.
E si torna indietro. In un era in cui Dio assumeva i connotati dell'ingiustizia, del sopruso e della violenza gratuita, figlia di una paura ancestrale verso tutto ciò che non si riusciva a comprende.
Un Dio, paradossalmente, creato dall'uomo. Ad immagine e somiglianza dei suoi limiti e delle sue fragilità.
Un Dio che come il vino annacquato perde la sua essenza originaria e diventa un simulacro, nelle mani di chi detiene il potere, da usare a proprio piacimento.
E l'orologio incrocia le braccia fermando le lancette del tempo ed il tempo si diverte del suo periodico ripetersi.
E si torna indietro. In un era in cui Dio assumeva i connotati dell'ingiustizia, del sopruso e della violenza gratuita, figlia di una paura ancestrale verso tutto ciò che non si riusciva a comprende.
Un Dio, paradossalmente, creato dall'uomo. Ad immagine e somiglianza dei suoi limiti e delle sue fragilità.
Un Dio che come il vino annacquato perde la sua essenza originaria e diventa un simulacro, nelle mani di chi detiene il potere, da usare a proprio piacimento.
E l'orologio incrocia le braccia fermando le lancette del tempo ed il tempo si diverte del suo periodico ripetersi.
Marzo 1348, val d'ayas Abbazia di S. Maurizio
<< Dinanzi a questo santo tribunale voi, Balduccio da Gualdo, siete pronto ad ammettere gli atti ignominiosi dei quali , insieme ai vostri complici, vi siete macchiato?
Confessate di aver reso omaggio a Satana ?
Di aver rinnegato il vero Dio e di aver profanato la sacra effige della croce ?
Cosa stavate versando nelle acque del ruscello ?
Quale micidiale veleno ?
Parlate dunque ! Dite la verità ! >>
Fra Saverio concluse l’arringa con la bava sulle labbra. La veemenza con la quale si era rivolto all’uomo in catene era piena di livore e di astio. Nel suo ruolo di inquisitore doveva difendere la Chiesa da ogni possibile nemico.
E quell’uomo, emaciato, con gli abiti a brandelli, più volte sottoposto ad ogni tipo di tortura, per la sua mente malata, lo era. Andava estirpato. Come si fa con la mala erba.
Balduccio ebbe un attimo di esitazione. Poi, alzando lo sguardo e volgendolo in giro, fissando lentamente negli occhi ognuno degli astanti, con gesti lenti e misurati ed un un timbro di voce uso ad ammaliare la platea, iniziò a parlare.
<< Mio dotto padre, Voi mi chiedete di mentire. Ma questa è una brutta notte per mentire. Non ha i colori del cielo. Nella volta celeste non brillano stelle e sorella luna si è nascosta dietro nuvole che sembrano volute di fumo.
Quante volte mi sono detto che la nostra vita è una commedia della quale non abbiamo scritto tutte le scene. Un divenire che prende forma e corpo dalle emozioni di ogni giorno. Ed ogni giorno è nuovo, diverso, imprevedibile.
Quante volte mi sono detto che l’arte nostra è condanna del Signore,che le favole che raccontiamo, seppure tanto belle,si perdono nell'aria, appena s'abbassa il sipario.
Svaniscono come bolle di sapone, alla fine di ogni rappresentazione. In un battito di mani.
Eppure per quell’attimo, soltanto per quel magico ed effimero momento ,noi attori siamo disposti a rinunciare alla gloria ed alla ricchezza. Nell’armonia e nella perfezione di una sola scena ci perdiamo e ci doniamo. Totalmente.
Il mio unico peccato, del quale ogni giorno mi pento, è sentirmi carne sfatta. Un miserabile corpo putrescente incapace di vedere alcuna luce. Per questo prego Dio ogni giorno di perdonarmi.
Ho vergogna della mia solitudine .
Perché, chiedo al Signore, perché disprezzi la mia debolezza ?
Perché sei così lontano e mi neghi la tua presenza?
Perché ricambi con l’indifferenza l’amore che ho per te ?
Ed in questa mia sofferenza, dotto padre, l’unica colpa dei miei amici è l’avermi sostenuto. L’avermi sorretto sottraendomi al delirio dolce ed insidioso della malinconia che può divenire mortale.
Quando riacquistai energia sufficiente da sentirmi pronto ad affrontare nuove piazze, partimmo alla volta di Chambery, dove avremmo presentato la nostra ultima commedia.
Credemmo in quel momento che le angosce fossero alla fine , ma ci sbagliavamo. Era soltanto l’inizio delle nostre disgrazie e dei nostri affanni.
Che strana cosa siamo, mi ripetevo, ed al contempo che grande miracolo , se nel mezzo di una enorme sventura può bastare il calore di un sorriso per ridarci speranza.
Se un solo gesto di pietà può ridonare energia ad uno sguardo spento sì da sfidare la linea dell'orizzonte.
Ma voi padre, ci negate il sorriso e ci private di ogni possibile speranza.
Ci immaginate mostri e come tali ci trattate.
Il solo veleno che vedo è quello con cui ammorbate l'aria. Esce a rivoli dalla vostra bocca con una furia cieca e sorda ad ogni gesto di compassione.
Adesso ci chiedete di mentire. Di ammettere colpe che ci sono estranee.
Non possiamo farlo. Non è nostro il copione e non ci appartiene la scena.
La platea è vostra, solo per voi e per la vostra coscienza. >>

