lunedì 24 novembre 2014

Scarpe senza suola

https://www.youtube.com/watch?v=lOJZ-Pal9oc











Non sognai una vita migliore
ma la pretesi sterilizzata dagli inganni
Usai scarpe senza suola per sentire l’umore della terra sulla pelle e m’affrancai dal compromesso che del suo peso grava le ali
volando così in alto da perdermi nell’infinito

mercoledì 19 novembre 2014

L'impero della mediocrità

https://www.youtube.com/watch?v=arqouwfIKzU


Quando giunse in cima aveva il fiato strozzato in gola.
Respirò lentamente appoggiato ad una roccia sulla quale, appena ripreso, si sedette.
E puntò dritto la linea dell'orizzonte, tesa come un filo tra le sommità di vette sulle quali  minuscole nuvole d'ovatta sostavano immobili.
Cercava la voce del silenzio ed il respiro del vento per intonare insieme a loro un canto di speranza. Una preghiera che spezzasse la mediocrità e la frantumasse in mille cocci ridando spessore e sostanza al pensiero, snaturato, offeso ed imprigionato in spazi così angusti da soffocarlo a morte.

mercoledì 22 ottobre 2014

L'eco del silenzio

https://www.youtube.com/watch?v=4nQ0rn2KcgM


A tutte le mie domande ho trovato risposta nell' eco del silenzio, tra cieli tersi e profili viola di montagne senza nuvole.
Voglio essere poeta e sciogliere ogni enigma imprecando alla morte che giungerà improvvisa e vibrare del mio essere  nel sussurro dei crepacci.
Istinto e ragione serrati in gola e poi sciolti nel respiro delle lacrime come granelli di un solo mosaico. Dove il tutto è la somma del nulla.


lunedì 13 ottobre 2014

E se il cielo non avesse più lacrime ?

https://www.youtube.com/watch?v=XktaLh9bPtk

Selim scrutava il cielo come se cercasse qualcosa in particolare.
Immobile, seduto sulla roccia che spezzava la monotonia della collina, cavalcava nuvole immaginarie accompagnandole oltre la linea dell'orizzonte. E dilatava gli occhi sino a stremarli. Respirando piano. Come se un solo piccolo rumore avesse potuto infrangere la magia di quel silenzio che intrecciava tutti i sospiri del mondo.
Nonno Abel gli aveva raccontato, tante volte, della tristezza di Dio trasformata in lacrime di cielo. Del suo dolore che diventava pioggia.
Il piccolo Selim continuava ad osservare il cielo  e pensava che Dio doveva essere molto felice.
Non pioveva da oltre un anno e la terra era così arida che neanche un filo d'erba riusciva più a germogliare.
Ma qualcosa non gli tornava. Era come se una macchia violasse il delicato colore di quella immensa volta celeste.
Com'era possibile, si chiedeva, che Dio fosse felice mentre loro pativano le pene dell'inferno ?

Non importa cosa ti precipiti addosso. Quanto violento sia il nubifragio o gelida la grandine. Non maledire ciò che viene dal cielo e non rifiutare ciò che il cielo ti manda.


( Elif  Shafak - la bastarda di Istanbul )

lunedì 6 ottobre 2014

Di polvere e di vento


https://www.youtube.com/watch?v=No1aaQN9S5U&list=PL879F7B8F028F4F54&index=8

Quando lasciò quegli amici occasionali era già buio. Li aveva incontrati all'angolo della strada, fermi a ciarlare delle solite cose. 
Lo avevano invitato a bere un goccio e lui aveva accettato volentieri. Sentiva il bisogno di ascoltare altre voci. Suoni diversi da quelli che da settimane gli devastavano gli orecchi. 
Per giorni aveva avuto il sospetto d'essere diventato matto. Non riusciva a spegnere il molesto fastidio di quel rumore assordante.
Spari che come tuoni spezzavano il silenzio del cielo e gli devastavano la mente. 
Per quanto tempo ancora avrebbe vomitato rabbia e rancore ?
Sarebbe riuscito ,un giorno, a scrollarsi di dosso il fetore rancido ed insopportabile della morte ?
Eppure aveva stretto tra le braccia i suoi due soli amici, con le membra dilaniate, cercando sino all'ultimo di sottrarli a quella falce impietosa che, invece, li recise come insignificanti spighe di grano.
Così si era nutrito di dolore sino a sentirsi sazio. Senza più lacrime a bagnare il viso.
E all'improvviso ricordò il piccolo Thomas che a bruciapelo gli aveva chiesto:
" Lei è stato in guerra ? "
" Si."
" Ha ucciso qualcuno? "
" Ho dovuto."
" Com'è stato ? "
" Brutto. Molto brutto."
" Questo è bene. Che le sia sembrato brutto. Mi fa piacere."
" Come mai ? "
" Vuol dire che lei non è un bugiardo."
" Sei davvero profondo, Thomas. " Disse Frank sorridendo.
" Cosa vuoi diventare da grande ?"
Thomas girò la maniglia ed aprì la porta.
" Un uomo " , disse ed uscì.
( Toni Morrison - A casa )

Adesso un solo pensiero gli impediva di farla finita. 
Gli reggeva i piedi anche quando questi si sarebbero volentieri fermati. Magari all'ombra di un enorme alloro. Come quello che dominava in fondo alla lunga strada  di " polvere e di vento " in quel minuscolo paese . A casa sua.




  




giovedì 25 settembre 2014

Morte senza resurrezione - One wing




https://www.youtube.com/watch?v=fZynaqyy7MI


Svoltammo a destra, oltre la casa  che costeggia il fiume. Buia la notte e silenziosa. Senza luna né stelle. " Ché non hanno riflessi di luce le ali degli angeli." 
Mentre intorno incombe l'agguato che delle nostre illusioni riempirà la fossa.

Si intessono ricami d'oro con parole bagnate nel vino più prezioso per giustificare orrori che non hanno nessuna ragione.
Da una parte " il sarto " che nel tempo ha affinato la sua arte sino a renderla incantata e dall'altra  corpi vestiti di evanescenti promesse così da essere praticamente " nudi " .

" Misero fratello! Di quali atroci veglie mi fu causa! Mi ero preso gioco della sua infermità. "


Una monotona liturgia che ripete in maniera asfissiante riti conosciuti. 
Sterili come campi cementificati sui quali non può più crescere un solo filo d'erba.
Ed il male prende forma, ed assume aspetto dai contorni definiti, giacché a delinearne i tratti è mano ferma e decisa. 
Senza tentennamenti  che  possano rendere incerta l'immagine. 
Falso è il principio !
Falsa è l'origine del problema  !
Che vuole un mondo di " sfruttati " e " sfruttatori ". 
E giustificazioni d'ogni sorta.  Per scagionare i ladri e rendere legittimo il furto.
Ed allora il bene,  si accomoda dalla parte del torto, non avendo trovato  posti liberi, dalla parte della ragione.
E nascono conflitti subdolamente ideologici.
Perché nessuno ha il coraggio di dire la verità. Semplice ed amara come maror.
E si chiama Dio a soccorso.
Per puntellare insostenibili pretesti che implodono sotto le urla  di madri straziate dal dolore mentre il ghigno beffardo della morte, soddisfatta da tanta ferocia,  schernisce l'ottusa idiozia della razza umana.

"... e danza il girasole, a capo chino,e tracima il dolore di madri a seno pieno senza più figli da dover saziare e ceri accesi per pregare per non lasciarsi morire, trafitte dalla lama sghignazzante di chi disprezza il cielo e le sue forme chiare.
Cani ringhiosi sciolti dal guinzaglio. 
Morti vaganti senza speranza di Resurrezione."















mercoledì 24 settembre 2014

Gamla Stan



Nel cuore più intimo ed antico di Stoccolma ( Gamla Stan ), la città vecchia, scoprii, o meglio riscoprii, cose che erano già dentro me, latitanti.
Pretendiamo di violare le leggi impenetrabili ed incomprensibili che regolano l'universo con la spocchia e la superficiale leggerezza che si può perdonare ad un fanciullo. Mentre non siamo ancora riusciti a guardarci intorno con la giusta attenzione. Non sappiamo che poche cose di questo minuscolo pianeta eppure vorremmo solcare lo spazio infinito e sciogliere, con un solo gesto, tutti i nodi. Arroganza stupida e banali interessi economici di gruppi finanziari che regolano l'orologio della propria esistenza sulle lancette del profitto.
E non ci rendiamo conto della nostra pochezza e delle nostre fragilità.
Imprigionati da un fraintendimento che ci vuole furbi piuttosto che intelligenti e cinici, sino a sfiorare una disumana ferocia, piuttosto che partecipi e solidali.
Vietato l'ingresso ai cani e agli Italiani ".
Quasi a stigmatizzare quanto di vero ci sia nel detto che " la mamma degli idioti è sempre incinta " , sino a poco tempo fa in Svizzera, questo cartello era esposto e ben visibile in molti bar e ristoranti.
Una limitazione irritante a due tra le più nobili specie viventi. 
Gli Italiani, che con i loro innumerevoli difetti ed i loro inarrivabili pregi, sono lo spaccato più autentico e genuino dell'umanità ed i cani, animali che per tener fede al loro impegno di lealtà, non come erroneamente si crede verso il padrone, ma verso l'amico sono disposti a sacrificare la propria vita.
Ma questo accade in tanti angoli di questo pianeta e non sempre è riferito ai cani o agli Italiani.
E' un problema di comunicazione.
Si usa un linguaggio nel quale domina la parola che non è , come naturalmente dovrebbe essere, espressione di emozioni e sentimenti, ma soltanto il veicolo di precisi interessi.
Trionfo della mistificazione e della menzogna.

Leggevo, l'altro giorno, un racconto di Camilleri. Breve nella struttura e piuttosto banale a prima vista.
Ma dentro, attaccata come edera al muro, tra quelle poche pagine ho trovato qualcosa di grande.
Nella " tripla vita di michele Sparacino " la menzogna mediatica travolge e determina l'esistenza di un uomo. Ne condiziona la vita già prima che nasca e lo aggredisce, ancora, sin dopo la morte.
E Michele Sparacino diventa l'emblema di ognuno di noi. 
Uno che è esistito ma era come se non fosse mai esistito o è esistito equivocato ogni volta per essere un altro e che, quando muore , finalmente riesce ad essere quello che è  veramente. Un ignoto.

lunedì 25 agosto 2014

Borderline - Linea di confine -


C'è sempre una linea che segna ogni nostra azione. Una linea di confine, a volte così sottile, da risultare impercettibile.
E stare da una parte o dall'altra è soltanto un dato di fatto piuttosto che la conseguenza di una scelta.
Si può " essere "  o ci si può " raccontare " .
Nel primo caso la passione impregna ogni gesto che risulta semplice e naturale. Totalmente correlato alla realtà circostante ed in perfetta sintonia con gli incomprensibili e misteriosi meccanismi che regolano l'universo.
Si vive il proprio tempo. Momento per momento. Attimo dopo attimo. Senza concessioni all'angoscia e cedimenti a noiose e stupide teorie che vorrebbero stabilire un diverso ordine tra le cose.
Non c'è approssimazione ne improvvisazione.
" Ho teso corde da campanile a campanile; ghirlande da finestra a finestra; catene d'oro da stella a stella, e danzo. "
C'è soltanto la realtà !
A volte così dura da sembrare spietata. Eppure semplicemente vera.
Come il giorno che, tenue di luce all'alba, irrompe ed in breve irradia ogni cosa scaldando l'anima con il suo tepore penetrante.
Una realtà che non finge e non piroetta sulle punte per strappare un applauso. 
Una realtà che è così com'è. Senza alcuna possibilità che la si possa fraintendere.
" Ho abbracciato l'alba d'estate. Nulla si muoveva ancora sulla fronte dei palazzi. Ho camminato destando gli effluvi vivi e tiepidi, e le ali si levarono senza rumore. "

E poi ci si può " raccontare. "

Con parole fasciate di seta, vestite a festa per l'occasione, e forme, dai tratti bizzarri, dense di colori ma prive di ogni traccia di passione.
Mistificazione tesa a reinventare se stessi.
Fuga precipitosa da una vita difficile da vivere e difficoltà  da eludere  disertando e cercando asilo oltre la borderline.
Là dove, tra leggere bolle di sapone, luci scintillanti e colorate trasformano magicamente delle rozze banalità in forme sinuose intriganti e sensuali.





lunedì 14 aprile 2014

L'insostenibile pesantezza dell'essere


Quando finalmente ci rendiamo conto che il più difficile dei mestieri è quello di vivere, ci troviamo così avanti con gli anni che la sola possibilità di tornare indietro è affidata ai ricordi. Riannodare i fili della memoria è a volte un gioco crudele ed amaro. Quello che è stato non può essere modificato. Anche quando lo vorremmo con tutte le nostre forze. Il cielo ha perso la trasparenza viva ed intensa che aveva un tempo. 
Ora tutto è grigio e sfumato come i sogni evaporati all'alba di ogni giorno.
Ci siamo arresi ! 
Alzando in alto le mani e consegnandoci a chi ci voleva vinti.
Ci siamo arresi!  
Stremati dall'insostenibile pesantezza dell'essere. 
Spogli di ogni originario coraggio. Smarrito tra i vicoli bui della zona del vecchio porto, tra le cosce di una prostituta ed un bicchiere di vino buono solo per condirci un'insalata.
Eppure c'erano stati giorni diversi. Quando l'entusiasmo e la passione ci spingeva ad andare avanti. A combattere con forza e determinazione.
Volevamo portare l'immaginazione al potere. Per progettare e costruire un mondo pieno di colori e di profumi inebrianti.
Ci siamo arresi !
Rinunciando ai nostri sogni consegnati alla notte. Spossati dall'insostenibile pesantezza dell'essere. Che giorno dopo giorno ci ha consumati come fa il fuoco con la candela.
Ci siamo arresi sotto l'attacco della ruggine che adesso insinua persino le ossa e rende vano e tardivo ogni gesto.
Trasformati in inutili tasselli di quell'orrendo mosaico che volevamo abbattere. 
Prigionieri delle nostre frustrazioni e carcerieri dei nostri figli condannati ad una lunga ed interminabile adolescenza. Costretti, dalla nostra incapacità di realizzare un mondo migliore, ad essere eternamente ragazzi anche quando, già da tempo, avrebbero dovuto essere degli uomini.





venerdì 7 febbraio 2014

Grillo, grillini e grilletti






E’ certamente straordinario vivere in un mondo nel quale in tanti presumono di possedere la chiave che apre la porta che conduce alla verità.
Senza l’angoscia e senza il freno di un solo dubbio.
Strade lastricate da certezze assolute ed incroci con il semaforo sempre puntato sul verde.
Così tutto è chiaro e comprensibile.
Nessuna possibilità di equivoci. Ogni tassello al posto giusto ed ogni mossa logica e funzionale alla realizzazione del comune progetto.
Eppure qualcosa non torna !
Come se ci fosse una nota stonata !
Una forzatura estrema, violenta ed aggressiva del pensiero messo all’angolo e pestato a sangue a mani nude, senza pietà.
E tutto cambia così in fretta da non concedere tregua a giorni dai colori sempre più sbiaditi.
Corriamo ! Corriamo senza meta.
Verso una linea che non ha orizzonte e non unisce  più il cielo alla terra.
Corriamo ! Corriamo senza meta.
Come un branco di lupi a caccia di una preda.
E per un attimo siamo tutti preda e solo un attimo dopo, tutti lupi pronti ad azzannare.
E vestiti di Niente parliamo del Nulla.
Con la demagogia, imbandita in tutti i modi, ad ingrassarci sino a rendere obesa la mente.
E nessun pudore !
E nessuna traccia di onestà.
Soltanto sventolio di bandiere che, invalicabili come muri di pietra, dividono e separano.
E del comune sentire si spezza l’armonia tra lo stridore di strumenti stonati ed uno starnazzo d’oche che ferisce mortalmente il silenzio.
Burattini di legno !
Comparse di una misera rappresentazione, messa in scena da registi occulti che tramano nell'ombra.
E mandano avanti le truppe d'assalto. Pedine inconsapevoli delle loro mosse. Orchestrate e pianificate altrove.
Burattini di legno !
Privati persino del fastidioso brusio di un Grillo diverso. 
Piccolo, verde e pensante. 



mercoledì 5 febbraio 2014

Il mio nome è Nessuno





Per così tante volte mi chiamarono Nessuno che alla fine credetti che quello fosse il mio vero nome.
Eppure sentivo, dentro di me, d’essere qualcuno.
Non un qualcuno di quella schiera sterminata che non ha una propria identità e cerca di mimetizzarsi tra la folla.
No ! Io una identità l’avevo. Chiara, definita, palpabile. Tenace e profonda come il respiro della mia anima.
Anche se, come Ulisse, avevo più volte perso la rotta nel tentativo strenuo di riapprodare alla mia isola.
La realtà è spesso fredda e può, persino, apparire crudele. Per sua natura tende a dare ordine ad ogni cosa. Seleziona gli avvenimenti, spogliandoli del velo dell’immaginazione, e li dispone, come tanti piccoli tasselli, in quel mosaico che è la vita. Allora per dare un senso ad ogni attimo del nostro tempo, cullati da nuvole d’ovatta, ci alziamo in volo senza ali. Mentre la memoria pesca a caso tra i ricordi e li colloca in ordine sparso, così da costringerci a rimetterli tutti al loro giusto posto.

Mi persi tra il ronzio dei tubolari scivolando, come una barca in balia della corrente, nell’intricato dedalo di canali.
Ad Amsterdam ero sbarcato il giorno prima.
Un viaggio a lungo immaginato e pianificato in ogni dettaglio. Volevo respirare un aria depurata da ogni forma di banale pregiudizio.
Libero tra uomini liberi.
Inconsapevole che il fato non è mai stanco del suo gioco e si diverte a progettare complicati grovigli soffiando il suo alito, spesso mortale, agli incroci delle strade.
Quella notte, su quel ponte, il mio destino affilava la lama.
Fui attratto da un urlo di terrore. Accelerai il passo e sotto il tenue riflesso di un lampione vidi due energumeni che strattonavano e picchiavano una ragazza.
Senza nessun calcolo, d’istinto, mi lanciai su quei bruti.
Ne sbattei, con violenza, uno sulla balaustra ed urlai all’altro , con un tono di voce, cavernoso e rude, che non sapevo di possedere, di andare via.
La fitta giunse improvvisa.
Sotto la spalla sinistra, proprio all’altezza del cuore.
Sentii un’ondata di caldo. Come se un fuoco mi bruciasse dentro. Poi vacillai sulle gambe, mentre , lentamente, cercai di girarmi.
Il ragazzo aveva il coltello ancora stretto nella mano. Mi guardava fisso, impietrito. L’altro gli urlò qualcosa per scuoterlo e poi, tirandolo per un braccio, lo trascinò via.
Sentivo che il tempo, senza far rumore, scivolava dal palmo della mia mano.
Peccato !
Avevo ancora così tante cose da fare !
Ma l’attimo che ci conviene è un presente che volge al finito.
Non ne abbiamo il controllo.
Lo gestiamo come se fosse nostro, quasi che ci appartenesse eppure lo abbiamo soltanto in uso.
Ce ne rendiamo conto solo quando è già troppo tardi.
Mi appoggiai al parapetto mentre, istericamente, la ragazza gridava in cerca d’aiuto.
Mentre scivolavo in acqua, cercai disperatamente di sussurrare il mio vero nome ma una sola parola mi salì alla mente. Nessuno.
Un Nessuno che continuai a stringere tra le labbra, mentre volavo tra cieli stellati e mondi scintillanti di luci colorate.  
Poi, lentamente, un soffio di aria fredda, così invadente e penetrante mi giunse sino alle ossa e scivolai sempre più giù.
Verso un fondo senza fine.
O forse verso una fine senza fondo.