" Il missile ragiona, si interroga, cerca dei perché. Non li trova. Dice tra sé: “Fino a dieci minuti fa dovevo solo salvare il mio paese, dovevo mettere al sicuro il mondo. Al sicuro da cosa poi? Non ce lo hanno mai spiegato. Riesco ad intravedere le finestre degli appartamenti di fronte. Ci sono armadi, tavoli, cucine, sedie. Vedo persone che scappano, che urlano, che prendono infanti in braccio e se li portano via”. Un momento. C'è anche un orsacchiotto in una di quelle case che il missile sta per distruggere, suo malgrado. E se c'è un orsacchiotto, sarà forse rimasto pure un bambino. "Potrei fare amicizia col bimbo intanto che arrivano. Sembra simpatico. Chissà come si chiama? Jaamal? Salem? Taamir?". Ma la corsa folle non si ferma. La violenza esplode. “Adesso io sono distrutto. Adesso ho distrutto loro. Il mondo è finalmente salvo?”
( Cielo d'acciaio di Antonio Megalizzi ).
Forse l'amore non riuscirà a salvare il mondo ma credo che valga la pena di provarci.
Avere un progetto, un sogno da realizzare, con impegno, con passione liberando l'immaginazione e lasciandola libera di cavalcare nuvole d'ovatta non potrà che dare un senso alla minuscola frazione di tempo che ci appartiene e che definiamo vita.
La morte è il suo esatto contrario.
E non è soltanto quella fisica.
E' soprattutto quella che spegne la scintilla che alimenta la nostra coscienza e attacca l'anima con ogni mezzo senza darle tregua.
Usando la finzione per convincerci che la violenza, a volte è un bene necessario.
Ora, pur sorvolando sullo stridente contrasto dell'ossimoro, farsi promotori di questo concetto, o più semplicemente accettarlo come male minore sarebbe come uccidere un altra volta Antonio.

