giovedì 24 maggio 2018

Mr. All



(that is, when words become so light that they weigh less than a snowflake and you can say everything and its opposite,
 of course ... in the name of the people)              


Il signor Tutto sentiva di essere profondamente diverso dal signor Contrario.
Si destreggiava, con spigliatezza naturale, in un universo di tatticismi e scelte dettate dalla convenienza, senza mai concedersi una pausa.
Doveva realizzare il suo progetto. Ad ogni costo.
Una rappresentazione perfetta. Questo era ciò che aveva preparato a lungo. Attento ad ogni dettaglio, ad ogni particolare.
Ognuno doveva recitare al meglio la propria parte. Senza esitazioni o balbettii che avrebbero potuto minare la perfezione della messa in scena.
E quando il sipario si sarebbe alzato, la forma, sarebbe entrata piroettando elegantemente sulle punte, e poco importa se lo spettacolo, alla fine, risulterà privo di ogni minima sostanza.
Importante è esserci.
Per diritto.
Acquisito con il voto ricevuto e pertanto inalienabile. Quasi che si trattasse di un imprimatur divino.
E magari basterebbe molto meno per essere credibili.
Basterebbe sottrarsi all’untuosa logica del profitto che come una ragnatela avviluppa ogni cosa e riscoprire la gioia del dare e del darsi.
Senza calcoli. Con l’istinto a guidare il gesto. Vestendolo di quella semplice nobiltà capace di ridare tutti i suoi profumi all’aria e disegnare il cielo con i colori più tenui.
Riuscendo a percepire la solennità del silenzio in una notte senza luna dove sotto l’immensa tela indistinta è ogni forma e cielo e terra e mare sono un corpo solo, un unico respiro.