Ci provava da settimane senza riuscirci. C'era un lavoro da concludere. Aveva promesso al suo editore che entro la fine del mese gli avrebbe consegnato il nuovo romanzo.
Niente di eccezionale.
Una trama banale con un intrigo svelato già dalle prime righe. Una sorta di routine letteraria. Un prodotto fatto in serie, come i quadri di certi pittori del napoletano.
Ignorava lo stile fottendosene della forma e solitamente riusciva a completare tutto in un paio di giorni. L’unica cosa alla quale teneva era la punteggiatura. Una sorta di mania. Spesso impiegava più tempo nella rilettura, per controllare che tutto fosse a posto, piuttosto che nella scrittura.
Pagine senz’anima. Costruite secondo un metodo preciso, da laboratorio. Pagine che puzzavano di falsità.
Un tempo non era così !
Scriveva , sciogliendo i nodi che serravano il cuore, parole vere che tagliavano la carne e segnavano la pelle. Gli occhi persi oltre il cielo. Tanto in alto da provare il capogiro.
Un tempo non era così !
Laura sapeva di fragole e sorrideva con l’anima tra le mani. Come una rondine gli girava intorno, ad ali aperte, in un volo senza fine. E si accontentava di niente. Persa tra la luce del suo sguardo e dita di vento che le carezzavano il viso.
Sogni evaporati all’alba di quel mattino che chiuse la porta e senza voltarsi andò via.
Magia spezzata in un attimo e labbra amare come il fiele che l’accusarono di colpe che non sentiva sue. Specchio che deformò l’immagine e la rese indecifrabile.
C’era un lavoro da concludere.
Meno di cento pagine di merda da consegnare entro la fine del mese.
Da quando lei se n’era andata, non aveva più una vita sua quella stanza ancora impregnata dei loro sospiri di amanti e col suo nome impresso sui graffiti sparsi per le pareti.
Come duellanti si trascinarono nella polvere travolgendo il clima incantato dei giorni in cui la passione occupava il campo e l’amore li univa come la terra al cielo.
Ora restavano soltanto l’amarezza e il veleno del rimpianto che gli annebbiavano la mente.
Non gli riusciva di buttare giù una sola parola. Il foglio bianco sembrava schernirlo.
Avrebbe voluto scrivere delle sue sconfitte e del suo talento arenato sotto la chiglia di una nave. Del suo dolore e della sua rabbia per un esistenza sprecata inutilmente. Ma riuscì soltanto ad accendere l’ennesima sigaretta , col mozzicone della precedente.
Laura lo fissava dalla foto posta sulla scrivania. Gli sembrò di cogliere una lacrima nei suoi occhi. Vacillò sulla sedia come se l’avessero colpito alla testa. Poi con uno scatto deciso si alzò ed iniziò a buttare, alla rinfusa, della roba dentro una valigia.
Si sentiva elettrizzato, pieno di una irrefrenabile energia. Chiuse la valigia e digitò un numero al telefono.
Al diavolo il lavoro da concludere !
Chiamò il suo editore e lo mandò affanculo.
Poi scese di corsa la scala e salì in auto. Non sapeva ancora dove sarebbe andato ma di una cosa era certo, avrebbe cercato Laura per riannodare i fili del loro destino e ritrovare la sua anima persa in fondo al mare per tornare a volare in alto. Senza ali.
