venerdì 27 marzo 2015

Il mio mondo - In the name of love -

https://www.youtube.com/watch?v=LHcP4MWABGY


Quella mattina, come tante altre ormai, mi svegliai avvolto nella noia. Feci un lungo sbadiglio che sembrò il miagolio di un gatto e respirai profondamente mentre, sotto le coperte ridotte ad un ammasso informe, distesi le gambe tendendole rischiosamente.
Aprii gli occhi con prudenza ed impattai, in maniera traumatica, con un fastidioso raggio di luce che violava la persiana. Molesto ed insolente sembrava volermi sottolineare che era già tardi per restare altro tempo a letto. Passai infastidito la mano sulla faccia, quasi a scacciare l’importuno visitatore, e poi con un gesto di stizza mi girai tuffandomi sul cuscino.
Ma la magia della notte, con i suoi silenzi ed i suoi misteri, s’era irrimediabilmente spezzata. La realtà di quel nuovo giorno premeva con rumori e voci invadenti. L’intero universo reclamava il diritto alla vita, capace, con la sua inutile impazienza, di zittire l’originale melodia della natura.
Ancora seminudo mi accostai alla finestra. La spalancai e tesi l’orecchio alla ricerca del fruscio delle foglie e del cinguettio degli uccelli. Ma percepivo, con fastidio, soltanto il chiassoso vocio dei venditori ambulanti ed il suono assordante di una infinita schiera di automobili che tappezzava l’intera strada.
Come era lontano, tutto questo, dal mio mondo. Quello in cui cercavo rifugio al calar della sera. Quando con gli occhi socchiusi, frugavo negli anfratti più reconditi della memoria. E pescavo a caso. Senza una precisa strategia. Tra avvenimenti sepolti e distanti che sentivo, però, ancora tiepidi e palpabili. Un modo per sfuggire alla crescente inquietudine che mi procurava un tormento avvilente.
Ho bisogno di parole appassionate, mi ripetevo, scrostate dalla ruggine che aggredisce i concetti quando la loro fragilità è palese.
Di parole sincere. Mondate da ogni forma di supponenza e di arroganza. Semplici e comprensibili e al tempo stesso franche e leali. Radiose e piene di speranza come la poesia di un mattino di maggio. Parole capaci di sciogliere la trama della notte che reca affanno al cuore e svuota la mente da ogni capacità di stupore.
Non posso vivere in un mondo privo di colori.
Dove i sorrisi sono rari e spenti. Grigi ed opachi come piovose giornate d’inverno.  
Ho bisogno della compassione del potere e di una sua autorevole competenza affinché guardi in faccia i problemi e li affronti per trovare soluzioni possibili. Cercando la più adeguata compatibilità  tra bisogni e risorse senza concedere deroghe alla demagogia ed al sofisma, buoni soltanto ad alimentare corruzione e degrado.
Ed ho bisogno della libertà. 
In ogni sua forma. Per affermare il mio essere uomo e garantire una via d’uscita alla mia vacillante intelligenza. Quando il dubbio, strisciando come serpe, s’insinua nel vile tentativo di avvelenarmi l’anima.