Ho sempre immaginato la salita al monte
Calvario come la più grande metafora sull'umanità. Mi intrigava l'idea
di proporne una lettura particolare, parlando di altri uomini che in
tempi diversi ed in posti diversi si sono caricati del peso della croce.
L'ottava stazione è dedicata ad Aung San Suu Kyi
" Per viam, per quam ascendit Christus, baiulans sibi crucem ".
“ Lo
seguiva una moltitudine di gente. E le donne si battevano il petto
piangendo, profondamente addolorate dalla Sua sofferenza.
– Non piangete per me -, disse, - ma per voi stesse e per i vostri figli -. “
Un uomo
senza sogni è come un’orologio senza tempo, un oceano senza acqua ed un
giorno che ha smarrito la sua notte. E’ un uomo a metà, monco della sua
parte migliore.
Parola che diventa segno senza nessun significato e sopravvive solo per la convenzione che la sostiene e la sottrae all’oblio.
Aung un
sogno lo aveva. Maturato lentamente ed ostinato come il suo carattere.
Vaso d’argilla plasmato con la grazia di un sorriso che nemmeno l’ombra
sibilante della serpe avrebbe potuto oscurare.
"La
pace assoluta è un obiettivo irraggiungibile, ma dobbiamo continuare a
perseguirlo come un viaggiatore nel deserto tiene fissa una stella come
punto di riferimento".
Khin Kyi,
sua madre, era stata la sua stella. Dopo che le assassinarono il padre,
quando non aveva ancora compiuto tre anni. Con lei, in India, visse gli
anni dell’adolescenza immersa in una magica atmosfera, pregna di profumi
intensi e di straordinaria spiritualità. Scoprendo il valore della
meditazione che filtra l’aria da ogni impurità e la rende chiara e
trasparente. Conciliando gli opposti, nel postulato che “ la grande anima “ aveva seminato come chicchi di grano.
“ La lotta non violenta”.
Paradigma
di un ossimoro che trova ragione nell’altruismo che si spende senza
presunzione di autosufficienza e si nutre del respiro del mondo intero.
“ Se avete fame io vi sazierò d’amore “.
La violenza
genera sempre altra violenza. Ti spinge a combattere e per combattere
hai bisogno di un nemico. Così, se non ne trovi uno, sei costretto ad
inventarlo. Gioco crudele e cruento dove i confini che separano il bene
dal male sono difesi da uno sparuto numero di audaci sostenuti solo
dall’ intelligenza e dalla passione.
“
Vorrei un mondo senza sfollati e senza persone che hanno perso la
speranza. C’è una stanchezza nella compassione che è intollerabile e
necessita di urgenti investimenti etici “.
Per sostenere un’azione morale che freni gli egoismi e alimenti la cultura del sostegno. Per non essere dimenticati.
“ I
francesi dicono che essere dimenticati è in parte come morire un poco.
Ma essere dimenticati non può significare morire un po’. Significa
perdere alcuni dei collegamenti che ci ancorano al resto dell’umanità.
Quando, nella mia recente visita in Thailandia ho incontrato la comunità
birmana di emigranti e rifugiati, molti gridavano: - non ci dimenticate
-. Ma volevano dire: - non dimenticate la nostra situazione. Non
dimenticate di fare il possibile per aiutarci, non dimenticate che anche
noi apparteniamo al vostro mondo -.
Quando
il Comitato per il Nobel mi ha assegnato il Premio per la Pace stava
riconoscendo che gli oppressi e gli isolati della Birmania facevano,
anch’essi, parte del mondo. Riconosceva l’unità del genere umano. “
Aung aveva
preso dal padre la fierezza del carattere che la rendeva indomita
dinanzi ad ogni circostanza. A poco era valso il lungo e paziente
addestramento, della madre, alla sottile arte della diplomazia. Non le
riusciva naturale accennare un inchino quando, fremente, la passione la
spingeva ad urlare il suo sdegno.
“ Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio “.
L’idiozia,
si mormora che sia figlia di innumerevoli padri. Vive ai margini della
realtà che spesso ignora e si nutre di lusinghe prezzolate che valgono
meno di nulla. Eppure, per motivi che restano incomprensibili e
misteriosi, domina la scena del mondo. Creando lutti e miseria.
Spargendo dolore e sofferenza come se fossero briciole di pane.
Aung scoprì quanto importante fosse per lei la sua
gente. Ritornata in Birmania per assistere la madre gravemente malata,
non riuscì ad estraniarsi da quella disperata situazione di miseria che
stava lentamente decimando il suo popolo.
Sentì imperioso l’anelito di madre e senza alcun indugio operò la sua scelta.
“ Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori”.
Così fondò la Lega Nazionale per la Democrazia ispirata al concetto di “ non violenza “ del Mahatma Gandhi.
La reazione
dell’idiozia al potere fu una condanna agli arresti domiciliari o, in
alternativa, che andasse via lasciando il paese. Consapevole dei rischi
cui andava incontro, Aung rinunciò alla possibilità di ricongiungersi
con il marito e con i figli, accettando serenamente la prigionia.
“
Secondo la tradizione del mio paese, il concetto di pace può essere
spiegato come la felicità derivante dalla sconfitta di elementi ostili
all’armonia ed al benessere. Letteralmente nyein-chan si traduce come il
fresco beneficio che arriva quando si doma un incendio.
In ogni
regione della terra abbondano notizie di atrocità. Fame, malattie,
disoccupazione, povertà, ingiustizia, discriminazione, fanatismo,
pregiudizio, sono diventati il nostro pane quotidiano. Ovunque ci sono
forze negative che corrodono le fondamenta della pace. Ovunque si può
trovare una dissipazione sconsiderata delle risorse materiali ed umane
che sono necessarie per la conservazione dell’armonia in questo nostro
mondo “.
Non le
fecero veder il marito, malato terminale di cancro, neanche mentre stava
morendo. Così come le negarono di poter incontrare i due figli.
Costretta ad un isolamento inumano speravano di fiaccarla nello spirito
costringendola a gettare la spugna.
“ Guardatevi dal praticare le vostre opere buone davanti agli uomini per essere da loro ammirati “.
Aung non
cercava le luci della ribalta. Le rifuggiva con la timidezza di una
bimba che si aggrappa alla veste della madre. La stessa bimba che s’era
trasformata in una orchidea d’acciaio. Una donna minuta retta
da una energia straordinaria. Capace d’affrontare le intemperie più
minacciose con il sorriso sulle labbra ed il cuore gonfio d’amore.
“ La
pace del nostro mondo è indivisibile. Fino a quando le forze negative
avranno il sopravvento sulle forze positive , ovunque siamo a rischio.
La domanda che ci poniamo è se è possibile sconfiggere le forze negative
e la risposta è no ! Ma anche se non riusciremo mai a realizzare una
pace perfetta su questa terra, perché nessuna perfezione è di questa
terra, gli sforzi comuni per ottenere la pace uniranno individui e
nazioni in fiducia e amicizia e contribuiranno a rendere la nostra
comunità umana più sicura e più generosa “.

