lunedì 3 febbraio 2014

In una foto sbiadita



E’  banale constatare quanto imprevedibili siano gli  avvenimenti. Avanzano in ordine sparso così che diventa complicato metterli in fila come soldatini di piombo.
Eppure ci attribuiamo quella capacità di scelta che dovrebbe determinare, almeno in teoria, gli effetti desiderati. Senza alcuna distorsione. Senza il concorso, di eventi estranei alla nostra valutazione. Scorretta ingerenza da addebitare al fato o al destino, o in qualsiasi altro modo lo si voglia definire, che progetta grovigli di strade, intricate come labirinti e spesso senza uscita, per metterci continuamente alla prova. Per misurare la quantità del nostro coraggio ed apprezzarne, nel contempo, il tasso di qualità.
 
Mi ero appena steso su quell’incredibile poltrona quando Claudio mi chiese :“ a cosa stavi pensando ? “
“ A come ci siamo conosciuti.” Risposi.
“ Non avrei mai immaginato che un giorno ti saresti occupato dei miei denti. E poi mi diverte tanto questa posizione. Immerso tra queste sofisticate apparecchiature mi sento come il comandante di un’ astronave. “
Claudio mi guardò sornione e, coprendosi il viso con la mascherina, sembrò dirmi: “ non cambi mai, sempre lo stesso burlone. “
Quanto tempo era trascorso da quel giorno ?
Eravamo tutti lì, accalcati sulla passerella che immetteva nell’istituto. Un palazzone tinto di giallo con gli infissi verde scuro e le persiane sbiadite dall’assalto del tempo.
Ci incontravamo per la prima volta e nessuno sapeva ancora quali compagni avrebbe avuto in quel viaggio che sarebbe durato per cinque anni. Credo che ciascuno di noi, sbirciando gli altri, giocasse a disegnare delle identità immaginarie tracciando dei fantastici profili.
Già da quel primo giorno di liceo scoprimmo di essere stati baciati dalla fortuna. Tra noi si creò un rapporto magico. E da subito fummo qualcosa di più che semplici compagni di scuola.
Fummo amici.
Legati da un affetto così profondo da scavalcare i giorni unendoci per sempre. Mentre il tempo lievitava  fragrante come  pane appena sfornato. Tra il tintinnio di una campana che segnava ore inzuppate di sorrisi ed un brusio sommesso che volteggiava sui banchi.
Ed i problemi fuori dalla porta.
In attesa di una soluzione che avremmo cercato con calma, senza alcuna fretta. L’attimo ci apparteneva, pienamente. Protetto tra le pagine di un libro e avvolto dal profumo di parole incantate. Era come se volassimo tra cieli senza nuvole e montagne dai profili viola.  Un universo parallelo  segnato da una linea di confine che spezzava il tempo e lo spazio.
Dividendo tutto in due. E noi da questa parte, dove il mondo era solo nostro ed il vento cantava con la nostra voce.
Claudio colse il sussulto che mi fece muovere repentinamente. “ T’ho fatto male ? “ Chiese.
“ Un po’ “, risposi, “ ma molto meno di quanto me ne stia facendo la nostalgia “.
Lo vidi annuire come se condividesse il mio pensiero. Almeno così mi parve mentre tamponava il vuoto lasciato dall’estrazione del dente e per un istante lo invidiai.
Io non potevo fare la stessa cosa con i ricordi. Non c’erano surrogati che ne potessero compensare il sapore. Un agrodolce che stringeva d’assedio il palato, costretto a riconoscere esattamente ogni ingrediente.
Ad occhi chiusi esplorai gli angoli più remoti della memoria e finalmente ritrovai tutti i miei compagni, abbracciati e stretti in gruppo, in una foto un po’ sbiadita dal passare del tempo. Con petali di rose stretti tra le labbra e gli occhi scintillanti come riverbero di stelle.     
 
 
 
 

3 commenti:

  1. bei tempi, Salvo. Proprio un mese fa circa ci siamo ritrovate in 4 di noi ex studentesse delle magistrali. Ogni tanto ci si rivede e si riparla dei tempi andati; però se la nostalgia ogni tanto emerge nei ns. dialoghi, ora c'è anche tanta consapevolezza di tutto quello che nel frattempo è cambiato. Ed è cambiato un mondo,Salvo, senza risparmiare nessuno tranne il ricordo indelebile del ns passato.
    Ciao ! ce l'ho fatta e ho deciso anche di riaprire il blog, anche se non so bene cosa ci scriverò ora che ne ho due attivi :-) vedremo , bye bye a presto, sai già chi sono, vero ? (finalmente sono riuscita a commentarti, ti seguirò da qui)

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  2. Sono veramente felice che tu sia riuscita ad entrare. Ci speravo tanto.
    Hai ragione, cara, è cambiato tanto. Troppo. E così velocemente da coglierci impreparati.
    Ed ogni giorno che passa. almeno per quanto mi riguarda, la nostalgia, che prima era un velo leggero di tenera malinconia, è diventata sempre più pregnante, marcando una linea di confine tra ciò che era e quello in cui, nel frattempo, il mondo s'è trasformato. E ti confesso che ciò che vedo mi piace sempre meno.
    Un abbraccio, amica mia, mentre ti auguro una notte serena.

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  3. C'è in giro una immoralità che ha dell'animalesco, ma nemmeno gli animali hanno così poco rispetto della vita. Ogni giorno truffe, omicidi, violenza e questa politica ladra che ci regredisce ogni giorno di più fra il paese più immorale d'europa. Forse ciò che era, nonostante fosse tutto meno tecnologico e confortevole, era meglio. E' l'aspetto umano che ha regredito troppo, ma cosa è successo nel frattempo ? Perchè l'anima non riesce mai a perseguire la luce e ricercare sempre più l'ombra ? un abbraccio e una buona giornata, ciao !

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