giovedì 28 febbraio 2013

Vai avanti tu...che a me vien da ridere

“ Devo convenire che avevi ragione. Questo ristorante non è male e abbiamo mangiato pure bene.”
“ E dire che ho dovuto insistere tanto. Non volevi assolutamente venire. Eri così prevenuto.”
“ E’ vero, ma adesso mi sono ricreduto. C’è qualcosa di particolare, anzi di originale, in questo posto. Come le tue idee di sinistra per raddrizzare questo paese. “
“ Buone le tue ! “
“ Perché, cosa hai da ridire sulle mie idee ? “
“ Nulla ! A parte il fatto che mi sembrano la somma del tutto con il niente. Ho come l'impressione che il tuo maggiore interesse sia diagnosticare la malattia, senza preoccuparti di trovare rimedi efficaci.”
“ Ma hai visto le piazze ? Hai visto la gente ? Una marea stanca di promesse mancate  e logorata da un sistema che non riesce a dare nessuna risposta credibile ai tanti   problemi.”
“ Ho visto ! Ho visto ! Però ho sentito soltanto  battute, spesso feroci, capaci soltanto di strappare un sorriso amaro .”
“ Embè ! Non ti sembra abbastanza ? Un sorriso è sempre un buon inizio. Con una buona dose di rabbia può diventare una miscela esplosiva. Non pensi che sia giunto il momento di mandarli tutti a casa ? “
“ Mandarli a casa dici ? E sarai tu a sostituirli ? “
“ Io ? Ma che cazzo dici ? Il mio compito è trasformare gli agnelli in lupi. Affilare loro gli artigli e prepararli alla lotta. “
“ Ah ! Capisco ! Poi saranno loro a dover azzannare ! “
“ Per favore ! Ti prego ! Non essere così sprezzante. D’altronde non tutti gli angeli sono vergini, come non tutte le vergini sono degli angeli. Non ho inventato certo io l’inferno ed il paradiso. Ce li costruiamo noi, da vivi. Ogni volta che scateniamo la sofferenza ed il dolore. “
“ Belle parole ! Ma non pensi che stai esagerando ? Che alla fine della corsa avrai alimentato speranze che non sarai in grado di saziare ? “
“ Può darsi ! Ma bisognerà pure che qualcuno si sporchi le mani.”
“ A me pare che in questo modo, non saranno le tue, le mani sporche. Tu mandi avanti gli altri, restando dietro le quinte, a tirare i fili, come un burattinaio. “
“ Sai che c’è ? Che mi hai stancato. E dire che contavo tanto sul tuo appoggio. Credevo fossi mio amico . Sai quanto ti voglio bene e quanto ti stimo. “
“ Anch’io te ne voglio  ! Il fatto è che pur se non m' importa dove e quando morirò,  mi importa tanto sapere per cosa morirò. E poi non ti sarei utile in niente. Conosci il mio difetto più grande. Io respiro con la testa e non con la pancia. Ti sarei solo d’intralcio.
Perchè non riuscirei mai a dire ciò che non penso, solo per farti piacere. E’ stato molto bello rivederti, ciao e buona fortuna. “

 
 
 

martedì 5 febbraio 2013

Appassisce la speranza...

“ Appassisce la speranza se la si copre di letame. Si spegne come una candela che non trova sostegno e muore soffocata. E si rifugia tra i crepacci di vette così inaccessibili che soli in pochi saranno capaci di scalare. “
 
 
Per l’intera notte si erano estenuati a dibattere temi che ritenevano di vitale importanza. Dividevano un sogno : cambiare il mondo e renderlo semplicemente più umano.
Nelle loro vene la passione ribolliva come il mosto nella botte ed il fermento delle loro idee fendeva la densa nebbia di fumo che rendeva l’aria irrespirabile mentre, dall’arco sovrastante il vecchio portone, filtravano i primi raggi di luce.
“ D’accordo allora ! Ci si rivede tutti fra un paio d’ore dietro la chiesa di S. Michele. Mi raccomando che non manchi nessuno ! “
Sandro non aveva un ricordo chiaro di suo padre. Era morto nel cantiere in cui lavorava quando lui aveva meno di due anni. Un incidente sul lavoro dicevano, ma il nonno, che lo aveva cresciuto come se fosse suo figlio, sosteneva che la disgrazia era maturata per l’assenza totale di ogni sistema di sicurezza. Un delitto, come tanti altri, maturato nell’indifferenza più totale.
Eppure il ragazzo non aveva mai alimentato rancore. Non aveva mai cercato vendetta. Lui si batteva perché trovasse spazio la giustizia e si affermasse per garantire dignità a tutti.
Una forza straordinaria lo spingeva a scalare le montagne più impervie, lì dove l’eco è cristallino come l’acqua dei ruscelli ed il vento concede tregua a nuvole stanche, per cogliere il fiore della speranza.
La sua era una intelligenza sopra le righe che, con pudore, cercava di mimetizzare. Non amava primeggiare ed ancor meno imporre la propria personalità. Preferiva dividere le parole ed i silenzi, in parti uguali, con i suoi amici che amava sinceramente.
Sdraiato sul letto, ad occhi chiusi, ascoltava la “ stāndchen” di Schubert immaginando di trovarsi in quel bosco che ispirò l’autore. E disegnava il suo universo. Dai colori semplici e comprensibili. Dove ciò che vedeva era perfettamente reale.
Quale vento non muove un solo filo d’aria e non spettina i capelli ? E quale pioggia non bagna il viso occultando le lacrime di rabbia ed impotenza che ,copiose, sgorgano dagli occhi ?
Questo si chiedeva Sandro !
Eppure sembrava che persino gli elementi della natura si fossero adeguati a quel subdolo e sottile lavorio che lentamente stava privando la passione di ogni energia, spegnendo l’impulso dei sentimenti.
Ancora alcune ore e poi, con i suoi amici, sarebbe andato a quella riunione.
Sapeva che ancora una volta l’istrione avrebbe estratto, con abilità, le parole dal cilindro tra lo stupore dei presenti. Pronto a rappresentare, senza rossore sulle guance, la finzione.
Con consumata inclinazione alla teatralità. Rinnovando le promesse. Come se avesse già mantenuto, quelle fatte in precedenza.
Ma ciò che gli faceva ancor più male era la consapevolezza che non c’erano alternative.
Che nessun dei contendenti era disposto a scagliarsi, lancia in resta, contro i mulini a vento.
Amarezza di un sogno infranto su scogli di ghiaccio e mani strette da comuni interessi.
Gli stessi che impedivano agli altri, a tutti gli altri, che si proponevano per il cambiamento di essere più credibili del predecessore.
Anche loro avevano seppellito la verità sotto strati di letame, così da soffocarla lentamente, come una candela cui si nega un ultimo alito di vita.