martedì 5 febbraio 2013

Appassisce la speranza...

“ Appassisce la speranza se la si copre di letame. Si spegne come una candela che non trova sostegno e muore soffocata. E si rifugia tra i crepacci di vette così inaccessibili che soli in pochi saranno capaci di scalare. “
 
 
Per l’intera notte si erano estenuati a dibattere temi che ritenevano di vitale importanza. Dividevano un sogno : cambiare il mondo e renderlo semplicemente più umano.
Nelle loro vene la passione ribolliva come il mosto nella botte ed il fermento delle loro idee fendeva la densa nebbia di fumo che rendeva l’aria irrespirabile mentre, dall’arco sovrastante il vecchio portone, filtravano i primi raggi di luce.
“ D’accordo allora ! Ci si rivede tutti fra un paio d’ore dietro la chiesa di S. Michele. Mi raccomando che non manchi nessuno ! “
Sandro non aveva un ricordo chiaro di suo padre. Era morto nel cantiere in cui lavorava quando lui aveva meno di due anni. Un incidente sul lavoro dicevano, ma il nonno, che lo aveva cresciuto come se fosse suo figlio, sosteneva che la disgrazia era maturata per l’assenza totale di ogni sistema di sicurezza. Un delitto, come tanti altri, maturato nell’indifferenza più totale.
Eppure il ragazzo non aveva mai alimentato rancore. Non aveva mai cercato vendetta. Lui si batteva perché trovasse spazio la giustizia e si affermasse per garantire dignità a tutti.
Una forza straordinaria lo spingeva a scalare le montagne più impervie, lì dove l’eco è cristallino come l’acqua dei ruscelli ed il vento concede tregua a nuvole stanche, per cogliere il fiore della speranza.
La sua era una intelligenza sopra le righe che, con pudore, cercava di mimetizzare. Non amava primeggiare ed ancor meno imporre la propria personalità. Preferiva dividere le parole ed i silenzi, in parti uguali, con i suoi amici che amava sinceramente.
Sdraiato sul letto, ad occhi chiusi, ascoltava la “ stāndchen” di Schubert immaginando di trovarsi in quel bosco che ispirò l’autore. E disegnava il suo universo. Dai colori semplici e comprensibili. Dove ciò che vedeva era perfettamente reale.
Quale vento non muove un solo filo d’aria e non spettina i capelli ? E quale pioggia non bagna il viso occultando le lacrime di rabbia ed impotenza che ,copiose, sgorgano dagli occhi ?
Questo si chiedeva Sandro !
Eppure sembrava che persino gli elementi della natura si fossero adeguati a quel subdolo e sottile lavorio che lentamente stava privando la passione di ogni energia, spegnendo l’impulso dei sentimenti.
Ancora alcune ore e poi, con i suoi amici, sarebbe andato a quella riunione.
Sapeva che ancora una volta l’istrione avrebbe estratto, con abilità, le parole dal cilindro tra lo stupore dei presenti. Pronto a rappresentare, senza rossore sulle guance, la finzione.
Con consumata inclinazione alla teatralità. Rinnovando le promesse. Come se avesse già mantenuto, quelle fatte in precedenza.
Ma ciò che gli faceva ancor più male era la consapevolezza che non c’erano alternative.
Che nessun dei contendenti era disposto a scagliarsi, lancia in resta, contro i mulini a vento.
Amarezza di un sogno infranto su scogli di ghiaccio e mani strette da comuni interessi.
Gli stessi che impedivano agli altri, a tutti gli altri, che si proponevano per il cambiamento di essere più credibili del predecessore.
Anche loro avevano seppellito la verità sotto strati di letame, così da soffocarla lentamente, come una candela cui si nega un ultimo alito di vita.
 
 

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