Selim scrutava il cielo come se cercasse qualcosa in particolare.
Immobile, seduto sulla roccia che spezzava la monotonia della collina, cavalcava nuvole immaginarie accompagnandole oltre la linea dell'orizzonte. E dilatava gli occhi sino a stremarli. Respirando piano. Come se un solo piccolo rumore avesse potuto infrangere la magia di quel silenzio che intrecciava tutti i sospiri del mondo.
Nonno Abel gli aveva raccontato, tante volte, della tristezza di Dio trasformata in lacrime di cielo. Del suo dolore che diventava pioggia.
Il piccolo Selim continuava ad osservare il cielo e pensava che Dio doveva essere molto felice.
Non pioveva da oltre un anno e la terra era così arida che neanche un filo d'erba riusciva più a germogliare.
Ma qualcosa non gli tornava. Era come se una macchia violasse il delicato colore di quella immensa volta celeste.
Com'era possibile, si chiedeva, che Dio fosse felice mentre loro pativano le pene dell'inferno ?
Non importa cosa ti precipiti addosso. Quanto violento sia il nubifragio o gelida la grandine. Non maledire ciò che viene dal cielo e non rifiutare ciò che il cielo ti manda.
( Elif Shafak - la bastarda di Istanbul )

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