Nel cuore più intimo ed antico di Stoccolma ( Gamla Stan ), la città vecchia, scoprii, o meglio riscoprii, cose che erano già dentro me, latitanti.
Pretendiamo di violare le leggi impenetrabili ed incomprensibili che regolano l'universo con la spocchia e la superficiale leggerezza che si può perdonare ad un fanciullo. Mentre non siamo ancora riusciti a guardarci intorno con la giusta attenzione. Non sappiamo che poche cose di questo minuscolo pianeta eppure vorremmo solcare lo spazio infinito e sciogliere, con un solo gesto, tutti i nodi. Arroganza stupida e banali interessi economici di gruppi finanziari che regolano l'orologio della propria esistenza sulle lancette del profitto.
E non ci rendiamo conto della nostra pochezza e delle nostre fragilità.
Imprigionati da un fraintendimento che ci vuole furbi piuttosto che intelligenti e cinici, sino a sfiorare una disumana ferocia, piuttosto che partecipi e solidali.
" Vietato l'ingresso ai cani e agli Italiani ".
Quasi a stigmatizzare quanto di vero ci sia nel detto che " la mamma degli idioti è sempre incinta " , sino a poco tempo fa in Svizzera, questo cartello era esposto e ben visibile in molti bar e ristoranti.
Una limitazione irritante a due tra le più nobili specie viventi.
Gli Italiani, che con i loro innumerevoli difetti ed i loro inarrivabili pregi, sono lo spaccato più autentico e genuino dell'umanità ed i cani, animali che per tener fede al loro impegno di lealtà, non come erroneamente si crede verso il padrone, ma verso l'amico sono disposti a sacrificare la propria vita.
Ma questo accade in tanti angoli di questo pianeta e non sempre è riferito ai cani o agli Italiani.
E' un problema di comunicazione.
Si usa un linguaggio nel quale domina la parola che non è , come naturalmente dovrebbe essere, espressione di emozioni e sentimenti, ma soltanto il veicolo di precisi interessi.
Trionfo della mistificazione e della menzogna.
Leggevo, l'altro giorno, un racconto di Camilleri. Breve nella struttura e piuttosto banale a prima vista.
Ma dentro, attaccata come edera al muro, tra quelle poche pagine ho trovato qualcosa di grande.
Nella " tripla vita di michele Sparacino " la menzogna mediatica travolge e determina l'esistenza di un uomo. Ne condiziona la vita già prima che nasca e lo aggredisce, ancora, sin dopo la morte.
E Michele Sparacino diventa l'emblema di ognuno di noi. Uno che è esistito ma era come se non fosse mai esistito o è esistito equivocato ogni volta per essere un altro e che, quando muore , finalmente riesce ad essere quello che è veramente. Un ignoto.

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