Raramente
Agostino si interessava a dei programmi televisi. Non riusciva a seguirne uno
per più di cinque minuti. In parte per la futilità degli argomenti trattati e
per il resto per il modo, quasi sempre superficiale, con il quale venivano
affrontati.
Un
succedersi di personaggi che il conduttore di turno presentava come “ esperti “.
Esperti
in cosa si chiedeva ?
Nell’esibire
una perfetta abbronzatura e vertiginose scollature miste a sorrisi di maniera,
smaglianti come diamanti sotto un raggio di sole ?
O ad
emettere fatture progressive a fronte di compensi elargiti con eccesso di
generosità ?
Quella
sera si fermò più del solito.
Versò
nel bicchiere del vino bianco leggermente frizzante e si accomodò sul divano.
Una
soubrette con delle gambe stupende, accavallate in modo da attirare l’attenzione
dei presenti, stava disquisendo sul concetto di
“ laicità “.
Quella
combinazione così originale lo incuriosiva parecchio.
Era
divertito da tutto quell’insieme.
Luci
sfavillanti, musica in sottofondo e poi, tra un ammiccamento ed un sorriso
compiaciuto, la voce sensuale di quella straripante figura che , senza alcun
imbarazzo, istruiva gli spettatori sull’argomento.
“ Come si intuisce dalle mie parole”
diceva, “ io sono una laica. Lo sono per
convinzione. Non potrei vivere in altro modo. Mi riuscirebbe impossibile. Io ho
rispetto per tutti e da tutti pretendo, nei miei riguardi, lo stesso rispetto.
Non riesco ad immaginare un mondo che viva al di fuori di questo principio.”
Un
applauso chiuse quell’intervento, mentre Agostino, premendo il pulsante del
telecomando, spegneva il televisore e con la mente andava ad Atene dove
Aristide era sottoposto al giudizio dei suoi concittadini.
-
Chiamati, gli ateniesi, a votare
l'ostracismo di Aristide, un contadino, senza averlo riconosciuto, gli si
avvicinò e gli chiese se potesse scrivere per lui, essendo analfabeta, il nome
di Aristide. Senza scomporsi, questi scrisse il proprio nome riconsegnandogli
il coccio . Poi gli chiese cosa mai gli
avesse fatto di male " questo Aristide ". Ed il contadino rispose :
nulla, mi sono soltanto stancato di sentirlo chiamare " il giusto " .
–
Che
strano animale è l’uomo, pensò Agostino, disposto a qualsiasi cosa pur di
catturare l’attenzione ed avere un attimo di notorietà.
Come
se la vita fosse una passerella sulla quale sfilare ostentando simboli di
potere e di ricchezza.
Così definirsi
laico diventa una tendenza da seguire. All’ultima moda. Guai a non esserlo.
Nei
salotti che contano già da tempo ha sostituito il rolex a trentadue brillanti.
In
pochi sono capaci di separare Dio da Cesare senza pregiudizi interessati. Ed
ancora meno sono le persone capaci di spendersi a difesa delle minoranze,
spesso senza voce. Attenti a non cadere nella trappola della finzione che tende
a stravolgere i ruoli, trasformando, a volte, le rivendicazioni di una
minoranza in atti ostili e di rivalsa verso la maggioranza.
L’equilibrio
si muove su di un filo sottile, come un funambolo, e ad ogni passo rischia di
cadere giù.
Paradossalmente
, ogni volta che Agostino aveva cercato di immaginare una figura capace di
incarnare i valori di riferimento di un laico, pronto a spendersi per difendere
la propria e l’altrui libertà di scelta, gli veniva in mente “ l’uomo
di Nazareth “, con tutte le sue fragilità e le sue contraddizioni.

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