lunedì 30 aprile 2012

Laicità


 Raramente Agostino si interessava a dei programmi televisi. Non riusciva a seguirne uno per più di cinque minuti. In parte per la futilità degli argomenti trattati e per il resto per il modo, quasi sempre superficiale, con il quale venivano affrontati.
Un succedersi di personaggi che il conduttore di turno presentava come “ esperti “.
Esperti in cosa si chiedeva ?
Nell’esibire una perfetta abbronzatura e vertiginose scollature miste a sorrisi di maniera, smaglianti come diamanti sotto un raggio di sole  ?
O ad emettere fatture progressive a fronte di compensi elargiti con eccesso di generosità ?
Quella sera si fermò più del solito.
Versò nel bicchiere del vino bianco leggermente frizzante e si accomodò sul divano.
Una soubrette con delle gambe stupende, accavallate in modo da attirare l’attenzione dei presenti, stava disquisendo sul concetto di 
“ laicità “.
Quella combinazione così originale lo incuriosiva parecchio.
Era divertito da tutto quell’insieme.
Luci sfavillanti, musica in sottofondo e poi, tra un ammiccamento ed un sorriso compiaciuto, la voce sensuale di quella straripante figura che , senza alcun imbarazzo, istruiva gli spettatori sull’argomento.
“ Come si intuisce dalle mie parole” diceva, “ io sono una laica. Lo sono per convinzione. Non potrei vivere in altro modo. Mi riuscirebbe impossibile. Io ho rispetto per tutti e da tutti pretendo, nei miei riguardi, lo stesso rispetto. Non riesco ad immaginare un mondo che viva al di fuori di questo principio.”
Un applauso chiuse quell’intervento, mentre Agostino, premendo il pulsante del telecomando, spegneva il televisore e con la mente andava ad Atene dove Aristide era sottoposto al giudizio dei suoi concittadini.
-          Chiamati, gli ateniesi, a votare l'ostracismo di Aristide, un contadino, senza averlo riconosciuto, gli si avvicinò e gli chiese se potesse scrivere per lui, essendo analfabeta, il nome di Aristide. Senza scomporsi, questi scrisse il proprio nome riconsegnandogli il coccio  . Poi gli chiese cosa mai gli avesse fatto di male " questo Aristide ". Ed il contadino rispose : nulla, mi sono soltanto stancato di sentirlo chiamare " il giusto " .
Che strano animale è l’uomo, pensò Agostino, disposto a qualsiasi cosa pur di catturare l’attenzione ed avere un attimo di notorietà.
Come se la vita fosse una passerella sulla quale sfilare ostentando simboli di potere e di ricchezza.
Così definirsi laico diventa una tendenza da seguire. All’ultima moda. Guai a non esserlo.
Nei salotti che contano già da tempo ha sostituito il rolex a trentadue brillanti.
In pochi sono capaci di separare Dio da Cesare senza pregiudizi interessati. Ed ancora meno sono le persone capaci di spendersi a difesa delle minoranze, spesso senza voce. Attenti a non cadere nella trappola della finzione che tende a stravolgere i ruoli, trasformando, a volte, le rivendicazioni di una minoranza in atti ostili e di rivalsa verso la maggioranza.
L’equilibrio si muove su di un filo sottile, come un funambolo, e ad ogni passo rischia di cadere giù.
Paradossalmente , ogni volta che Agostino aveva cercato di immaginare una figura capace di incarnare i valori di riferimento di un laico, pronto a spendersi per difendere la propria e l’altrui libertà di scelta, gli veniva in mente “ l’uomo di Nazareth “, con tutte le sue fragilità e le sue contraddizioni.   


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