sabato 28 aprile 2012

Certi di esistere


Immobile come una statua, con lo sguardo fisso sulla parete, Agostino sembrava essere assente da quell’aula stracolma di ragazzi.
Un silenzio irreale accompagnava l’attesa.
La domanda posta da Luisa fluttuava nell’aria in cerca di  risposta.
“ Come possiamo essere certi di esistere ? “
La ragazza aveva lanciato il quesito con semplicità quasi che avesse chiesto sulle condizioni del tempo in quel giorno.
Come si può essere certi di qualcosa !  Di qualsiasi cosa !
Tutto si muove su piani paralleli e differenti. Basta una diversa opinione per frantumare in cocci diseguali un unico vaso.
“ La realtà è quella che vediamo .“ Come un’ascia la voce di Agostino spezzò il silenzio.
“ E noi esistiamo perché pensiamo di esistere . Per la maggior parte degli uomini la vita è data dal succedersi dei giorni. Da albe e tramonti che si alternano così come l’inverno con l’estate. Contenitori pieni di personali  aspettative tinteggiati con i colori del proprio umore. E quando provano a lanciare lo sguardo oltre la linea dell’orizzonte la prospettiva è così particolare che il racconto di una sola realtà diventa una incomprensibile babele.
Ognuno esiste a modo proprio e a modo proprio vive e si spegne, in compagnia di se stesso. Stringendo al petto la fortuna senza alcuna pena per chi non ne ha avuto abbastanza.
Alzando impalcature di cera sorrette dall’ipocrisia e scrivendo storie che si perdono come un fiume quando affonda la foce  nel mare.
Esistiamo perché sentiamo di esistere ! Con l’intelletto ad indicare la strada e a dettare il ritmo delle nostre azioni. Mutilazione della sensibilità che viene relegata all’angolo e coperta con un telo chè non affiori in superficie. Vagheggiando  potere e  ricchezza. Misura con la quale riempiamo il secchio dissetando la nostra arrogante ambizione.
Negando la precarietà della nostra carne e dissimulando ogni fragilità tra grovigli di parole,  ritenendoci simili a Dio, per staccare le radici dalla terra.
Allora vorremmo esorcizzare la notte e tutti i suoi misteri appendendo le domande all’amo in attesa che l’onda s’infranga sullo scoglio  portando  le risposte.
Mentre il rombo del tamburo dilaga sulle dune di sabbia dove una sola goccia d’acqua è vita.
Esistiamo perché vogliamo esistere !  Con l’anima appesa sulle spalle, come una bisaccia piena di vento. Leggera e muta.
La passione si nutre di silenzio e di gesti raccolti dalla pioggia che scende a inseminare senza stridore di fanfare e sventolio di bandiere.
Cocci di un unico vaso. Rimessi insieme con amore. La stessa idea che ispirò il vasaio quando bagnò la creta e le diede forma.
Adesso tocca a voi “ , concluse Agostino, “ tocca a voi comprendere come possiamo essere certi che esistiamo.

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