Immobile
come una statua, con lo sguardo fisso sulla parete, Agostino sembrava essere
assente da quell’aula stracolma di ragazzi.
Un
silenzio irreale accompagnava l’attesa.
La
domanda posta da Luisa fluttuava nell’aria in cerca di risposta.
“ Come possiamo essere certi di esistere ?
“
La
ragazza aveva lanciato il quesito con semplicità quasi che avesse chiesto sulle
condizioni del tempo in quel giorno.
Come si
può essere certi di qualcosa ! Di
qualsiasi cosa !
Tutto
si muove su piani paralleli e differenti. Basta una diversa opinione per
frantumare in cocci diseguali un unico vaso.
“ La
realtà è quella che vediamo .“ Come un’ascia la voce di Agostino spezzò il
silenzio.
“ E noi
esistiamo perché pensiamo di esistere
. Per la maggior parte degli uomini la vita è data dal succedersi dei giorni.
Da albe e tramonti che si alternano così come l’inverno con l’estate.
Contenitori pieni di personali aspettative
tinteggiati con i colori del proprio umore. E quando provano a lanciare lo
sguardo oltre la linea dell’orizzonte la prospettiva è così particolare che il
racconto di una sola realtà diventa una incomprensibile babele.
Ognuno
esiste a modo proprio e a modo proprio vive e si spegne, in compagnia di se
stesso. Stringendo al petto la fortuna senza alcuna pena per chi non ne ha
avuto abbastanza.
Alzando
impalcature di cera sorrette dall’ipocrisia e scrivendo storie che si perdono
come un fiume quando affonda la foce nel
mare.
Esistiamo perché sentiamo di esistere ! Con l’intelletto
ad indicare la strada e a dettare il ritmo delle nostre azioni. Mutilazione
della sensibilità che viene relegata all’angolo e coperta con un telo chè non
affiori in superficie. Vagheggiando
potere e ricchezza. Misura con la
quale riempiamo il secchio dissetando la nostra arrogante ambizione.
Negando
la precarietà della nostra carne e dissimulando ogni fragilità tra grovigli di
parole, ritenendoci simili a Dio, per
staccare le radici dalla terra.
Allora
vorremmo esorcizzare la notte e tutti i suoi misteri appendendo le domande all’amo
in attesa che l’onda s’infranga sullo scoglio portando le risposte.
Mentre
il rombo del tamburo dilaga sulle dune di sabbia dove una sola goccia d’acqua è
vita.
Esistiamo perché vogliamo esistere ! Con l’anima appesa sulle spalle, come una
bisaccia piena di vento. Leggera e muta.
La
passione si nutre di silenzio e di gesti raccolti dalla pioggia che scende a
inseminare senza stridore di fanfare e sventolio di bandiere.
Cocci
di un unico vaso. Rimessi insieme con amore. La stessa idea che ispirò il
vasaio quando bagnò la creta e le diede forma.
Adesso
tocca a voi “ , concluse Agostino, “ tocca a voi comprendere come possiamo
essere certi che esistiamo.

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