Ho sempre immaginato la salita al monte Calvario come la più grande metafora sull'umanità.
Mi intrigava l'idea di proporne una
lettura particolare, parlando di altri uomini che in tempi diversi ed in
posti diversi si sono caricati del peso della croce. La prima stazione è
dedicata a Thomas Sankara.
" Per viam, per quam ascendit Christus, baiulans sibi crucem "
Thomas era
nato in un minuscolo villaggio africano in una fredda notte di Dicembre,
come quell’altro, laggiù in Palestina. E come quell’altro visse avvolto
dall’amore, semplice e totale, della sua famiglia. Con la fede stretta
tra le mani e la speranza, che scivolava come muco, appesa al naso.
Sognava di poter lenire le ferite scavate dal dolore con un sorriso e
una carezza.
Credeva che
il gesto contenesse qualcosa di magico capace di diffondersi come il
suono di un tamburo nella savana. Con lo stesso imperscrutabile mistero
che tende quel filo così sottile che ci conduce a Dio.
E ne
parlava con Aheb, il suo amico Etiope dalla barba bianca e dal passo
cadenzato come lo scroscio delle ultime gocce di pioggia alla fine del
temporale.
“ Perché
Dio è così lontano dalle nostre miserie ? Perché permette che la
sofferenza ci sovrasti e ci abbrutisca trasformandoci in esseri indegni
della sua presenza ? “
“ Questo è il nostro limite più grande “ rispondeva il vecchio che a lungo aveva vissuto sugli altopiani.
“ Dinanzi
ad una genetica incapacità di trovare risposte alle domande fondamentali
sul senso dell’esistenza, cerchiamo un rifugio sicuro ed ogni qualvolta
non lo troviamo, pensiamo che la colpa sia del rifugio. Non è così, mio
piccolo amico. Lo scoprirai più avanti. Da solo. Com’è giusto che sia.”
Thomas
funse da bastone quando le gambe del vegliardo si piegarono al peso
degli anni e le passeggiate divennero sempre più brevi. La realtà gli
appariva adesso meno complessa e indecifrabile. E lo stupore si
attenuava mentre l’anima si gonfiava di parole piene di significato.
Distingueva esattamente la differenza che correva tra obbedienza, osservanza ed amore.
Sentieri differenti per percepire Dio e condividerne l’essenza dello spirito.
Aheb lo aveva guidato nella ricerca. Lui aveva trovato il percorso. Aveva scelto di scegliere.
Raccolse le sue poche cose e partì trascinando i piedi sulle zolle aride di una terra che presto avrebbe battezzato “ degli uomini puri. “ Andando incontro al suo destino, scritto tra i fiocchi di cotone che gli piaceva accarezzare.
Un’ascesa
inarrestabile lo portò rapidamente alla guida del suo paese. Sentiva
quel popolo carne della sua carne. Fratelli schiacciati dal sopruso e
uccisi, come mosche, dall’indifferenza. Caricò, senza indugio, le sue
spalle di quel pesante fardello e senza paura guardò negli occhi la
verità.
Scagliandola
come saetta in faccia ad un nemico viscido e subdolo che annegava ogni
residuo barlume di umanità tra una tartina ed una coppa di champagne.
Ai piani
alti di torri di cemento, con una stretta di mano, si decideva della
vita di milioni di persone. Tra sorrisi compiaciuti e pacche sulle
spalle.
Incapace di
trovare soluzioni che alleviassero quell’immane dolore, Thomas soffriva
nutrendosi della sofferenza della sua gente. Supplizio e tormento di un
cuore onesto appeso alla bilancia di orafi attenti a misurare ogni
grammo di compassione.
E ribolliva di rabbia mentre le vene si gonfiavano di sdegno.
“ Io
parlo in nome delle madri che vedono i propri figli morire di malaria o
di diarrea, senza sapere che potrebbero essere salvati da semplici mezzi
che la scienza delle multinazionali, impegnate soltanto ad inseguire il
profitto, nega loro. “
Non si stancava di gridarlo. Ovunque.
Sorretto dalla debole speranza di spogliare il cinismo e scalfire quelle facce scolpite nella pietra più dura.
Lo ripeteva
tra l’incanto di piante centenarie e la falsa perplessità di chi alle
più sottili forme d’intrigo doveva il proprio ruolo ed il proprio
potere.
“ La
dominazione culturale è la più flessibile, la più efficace, la meno
costosa.Il nostro compito consiste nel decolonizzare la nostra
mentalità.”
Lo affermava con forza. Pienamente convinto che l’affrancamento dalla schiavitù passasse per quel sentiero.
Un
riferimento culturale necessario per comparare la meschinità di un mondo
che globalizzava la miseria secretando la ricchezza in poche mani, con
una umanità capace di sostenere il più debole con responsabile
comprensione.
Lo
confidava al suo amico Blaise con il quale aveva condiviso il sogno,
prima che, come pane, fosse spezzato e sparso in mille briciole.
Antico il rito. Sipario che scende puntuale sull’ultima scena, quando la trama è svelata ed ogni cosa si compie nel tradimento.
E i lupi pronti all’agguato.
“ Il
debito che ci strangola non ci appartiene. Noi siamo estranei alla sua
creazione. Se non paghiamo, i nostri creditori certamente non moriranno.
Se invece paghiamo, saremo noi a morire, possiamo esserne altrettanto
certi. “
Thomas aveva compreso da tempo che fermare il saccheggio era l’unico modo per rallentare l’emorragia.
S’era speso
senza alcun risparmio in quella battaglia che sapeva bene essere
impari. Con tutto il fuoco della sua passione. Con tutto se stesso.
Lo doveva alla sua gente, a sua madre a suo padre ai suoi fratelli ad Aheb, il suo vecchio maestro e a se stesso.
Lo doveva all’Africa, offesa e ferita a morte. Lo doveva ad ogni zolla di quella meravigliosa terra.
E per
l’Africa invocò il disarmo. Sostenendo la necessità di smettere di
acquistare armi utili soltanto ad arricchire i mercanti di morte.
Tuonò
contro l’ipocrisia e l’egoismo denunciando l’indecenza del sofisma
pedante e capzioso che pretendeva di giustificare l’ingiustificabile.
“ Che
senso ha organizzare marce contro l’apartheid, mentre si producono e si
vendono armi al Sudafrica ? Mi chiedo quanto spreca l’umanità in
armamenti a scapito della pace e dello sviluppo dei popoli e quante cose
si potrebbero realizzare con questa enorme massa di danaro. “
Si mosse il
vento e svelò le tracce nascoste nell’ombra. Emesso il verdetto, i
giudici si guardarono soddisfatti le mani pulite come sempre. Altri le
avrebbero lordate di sangue alzando il flagello e sferzando la carne
sino a sfinirla.
“ Non
c’è salvezza per i nostri popoli se non voltiamo completamente le spalle
ai modelli che ciarlatani di tutti i tipi hanno cercato di venderci
per anni. Loro credono che questo mondo non ci appartenga, che sia stato
creato senza di noi. “
Ad una
umanità senza coscienza Thomas opponeva una coscienza di razza, non per
distinguere e separare, ma per unire nel nome dell’amore mentre il sole
continuava a nascere ogni giorno senza sosta.
Ed i lupi pronti all’assalto. Con le zanne affilate e le fauci spalancate.
Non aveva
brillato abbastanza la cometa africana. La sua scia si spense come una
candela in una notte senza luna, quando come un cane , Thomas venne
colpito alle spalle ed ammazzato.

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