Ho
sempre immaginato la salita al monte Calvario come la più grande
metafora sull'umanità. Mi intrigava l'idea di proporne una lettura
particolare , parlando di altri uomini che in tempi diversi ed in posti
diversi si sono caricati del peso dell croce. La quarta stazione è
dedicata a Robert Kennedy
" Per viam, per quam ascendit Christus, baiulans sibi crucem "
“ La
diversità la temi, ti coglie impreparato. Come un albero di pietra,
condannato al silenzio, dai frutti di gesso che nessuno raccoglie. “
Era salito sul palco da pochi minuti, quando un suo collaboratore gli si avvicinò per comunicargli una tragica notizia.
Serrò con
forza la mascella, controllando a stento il dolore che si era
impadronito di ogni fibra del suo corpo e ricacciando indietro le
lacrime parlò ad un’enorme platea, quasi interamente composta da neri.
“
Abbassate i cartelli per favore ed anche la voce. Devo darvi una triste
notizia. Stasera, a Memphis nel Tennessee, è stato ucciso Martin Luther
King, un uomo che ha dedicato tutta la sua vita alla giustizia ed
all’amore. In questo giorno, in questo particolare momento è forse bene
domandarsi che tipo di nazione siamo e in che direzione vogliamo andare.
Molti di voi si possono ritrovare pieni di amarezza e di odio e di
voglia di vendetta. Possiamo scegliere di andare in quella direzione. I
neri con i neri ed i bianchi con i bianchi pieni di odio gli uni per gli
altri. Oppure possiamo fare uno sforzo, come ha fatto Martin Luther
King, per capire, per comprendere e sostituire quella macchia di sangue
che si è allargata sulla nostra terra con la comprensione e l’amore. Il
mio poeta preferito, Eschilo, ha scritto : persino nel nostro sonno,
il dolore che non dà tregua, cade, goccia dopo goccia, sul cuore.
Finchè nella nostra disperazione, contro la nostra volontà, giunge la
saggezza, attraverso la maestosa grazia divina. Ciò
di cui ha bisogno questo paese non è la divisione. Ciò di cui abbiamo
bisogno non è odio né violenza, nè anarchia. Ma è amore, saggezza e
compassione degli uni verso gli altri. Giustizia per coloro che ancora
soffrono, che siano bianchi o che siano neri.
Ogni
volta che viene lacerato il tessuto vitale così dolorosamente e
faticosamente intrecciato per se e per i propri figli, ogni volta che
accade, l’intero paese deve sentirsi umiliato. Eppure sembriamo
tollerare un livello crescente di violenza che ignora, sia la nostra
comune umanità che le nostre pretese di civiltà. Troppo spesso
giustifichiamo coloro che costruiscono la loro vita sui sogni infranti
di altri esseri umani. C’è poi un altro tipo di violenza. Più sottile,
più subdola e più lenta. Ma altrettanto nefasta e devastante di una
bomba che esplode nella notte. E’ la violenza delle istituzioni.
L’indifferenza, l’immobilismo ed il degrado. Questa è la violenza che
avvelena le relazioni fra uomini. Quando ti insegnano che un uomo è
inferiore per il colore della sua pelle o per quello in cui crede,
quando ti insegnano che quelli diversi da te minacciano la tua libertà,
il tuo lavoro, la tua casa o la tua famiglia, impari a vedere intorno a
te nemici, non concittadini. Impari a guardare i tuoi fratelli come
estranei con i quali condividi lo spazio della città, ma non la
comunità.”
“
Benedisse gli occhi che lo scrutavano e le mani che gli sfioravano le
vesti. Nell’aceto intinse il pane che divise con tutti in parti uguali e
caricò le spalle di ogni frammento di dolore. “
Bob era
cresciuto in una famiglia potente. All’ombra di un patriarca possente
come una quercia. Sin da piccolo aveva annusato l’inconfondibile odore
del potere e conosciuto le sue mille facce. Senza lasciarsi mai
imbrogliare. Con gli occhi spinti oltre l’orizzonte, dove la terra si
unisce al cielo in una linea sola. E lievita l’anima, come il pane, con
il profumo del grano che ti riempie il cuore e ti sazia. E ti sorregge
nei tragici frangenti in cui annaspi insidiato dai flutti e rifletti
sulla possibile resa. E cresci con la radicata convinzione che devi
percorrere il sentiero con altri pellegrini. Dividendo in parti uguali
la gioia e la sofferenza.
Bob era
cresciuto in una famiglia potente. Dove il cinismo vestiva il gesto e
l’astuzia s’accompagnava alla parola. Ottimi insegnanti per distinguere
la forma dal contenuto e diluire il pensiero tra aiuole colme di fiori.
“ Le
idee fasciate di seta e con labbra spalmate di miele sono voluttuose e
seducenti come le concubine d’Algeri, ma piangono lacrime di rimmel che
imbrattano il viso.”
Bob maturò
le sue idee. Come le ciliegie di Maggio. Voleva spendersi con tutto se
stesso per il suo paese. Credeva in quella nazione. Sapeva che tanti
traguardi dovevano ancora essere raggiunti e che bisognava lottare con
impegno e con passione.
“
Non troveremo mai personale soddisfazione ammassando beni terreni. Non
possiamo misurare il livello di benessere del nostro paese sulla base
del prodotto interno lordo. Lo stesso che comprende l’inquinamento
dell’aria e la pubblicità delle sigarette. Lo stesso che mette nel conto
le serrature speciali per le porte delle nostre case e le prigioni per
coloro che cercano di forzarle. Lo stesso che cresce con la produzione
di missili e di testate nucleari. Il prodotto interno lordo non tiene
conto della salute dei nostri figli, della loro educazione o della gioia
dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra
poesia né la solidità dei valori familiari. Non tiene conto della
giustizia nei nostri tribunali né del livello di equità sociale. Non
misura la nostra intelligenza e il nostro coraggio, né la nostra
conoscenza e la nostra compassione. Misura tutto, eccetto ciò che rende
la vita degna di essere vissuta. “
A
Bob non difettava il coraggio. Decise così di candidarsi alla guida del
suo paese. Tra le lacrime della madre trafitta già una prima volta
dall’atrocità della violenza.
“ Voi tutti che passate per la via, considerate ed osservate se c’è un dolore simile al mio dolore.”
Speranza
che si infranse sulla canna di una pistola che riversò il suo livore sul
corpo di Bob che scivolò a terra abbracciato al suo sogno di cambiare
il mondo.
“
Nobile la mano che si tende a soccorso di deboli fragilità. Sublime
l’occhio che si posa su corpi corrotti dal tempo. Beata la porta che si
apre alla pietà senza stridore e alla fontana guida, dove gocce di cielo
zampillano. “

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