mercoledì 10 aprile 2013

PASSION - La croce -


Ho sempre immaginato la salita al monte Calvario come la più grande metafora sull'umanità. Mi intrigava l'idea di proporne una lettura particolare, parlando di altri uomini che in tempi diversi ed in posti diversi si sono caricati del peso della croce. La seconda stazione è dedicata al poeta saudita Hamza Kasgari

" Per viam, per quam ascendit Christus, baiulans sibi crucem " 

Senza nome è il mio Dio, orizzonte che svanisce nella nebbia ed acqua increspata dal respiro del vento.
Hamza percepiva la grandezza del creato lanciando lo sguardo oltre le dune. Lì dove il vento gioca con la sabbia disegnando linee ondulate e sinuose  come il corpo di un’odalisca.
Aveva respirato l’aria secca del deserto e bevuto l’acqua del pozzo con parsimonia, senza avidità. Ne conosceva bene l’importanza. Glielo aveva insegnato suo nonno Hamid.
Un vecchio pastore che parlava alle sue pecore , con la melodia di un canto. Soffio di parole che volavano leggere sull’aria bruciata dal sole mentre immergeva le mani facendo scivolare lentamente ogni goccia di quel liquido prezioso.
“ Senti questa voce ? L’universo intero si specchia in ogni lacrima di questa linfa. Vita che si fa vita e dona vita. Rispettala come rispetti te stesso. Con identico riguardo. “
Senza nome è il mio Dio, lo incontrai sulle cime delle montagne, dove il cielo s’abbassa a sfiorare il silenzio.
Hamza era affascinato da ogni cosa che sollecitava la sua attenzione. Si metteva totalmente in gioco senza lo schermo di quella prudenza che amputa l’intelligenza rendendola cieca e sorda.
Che uomo è quello che sceglie di vivere in perenne prigionia, senza tentare di liberarsi dall’angoscia che l’opprime ?
Volano in alto le rondini. Aprendo le ali al cielo senza provare paura nell’attraversare le nuvole.
Hamza voleva volare come una rondine. E come una rondine voleva attraversare le nuvole.
Senza nome è il mio Dio, che insemina la terra senza sventolio di bandiere.
Ma ci sono bandiere sotto le quali si commettono barbarie inenarrabili. Sventolano in alto sui pennoni mentre giù in basso si negano i diritti più elementari. Nel nome di un Dio  non più amico. Lontano e distante. Capace solo di giudicare e condannare. Senza misericordia.
“ Nel giorno del tuo compleanno, dico che ho amato il tuo essere ribelle, dico che mi hai ispirato e che non amo l’aura divina intorno a te. Non ti adorerò.
Nel giorno del tuo compleanno, ti vedo in ogni posto e dico che amo una parte di te, ne odio un’altra e ce n’è una che non capisco.
Nel giorno del tuo compleanno, non mi prostro davanti a te, non bacio la tua mano, ma la stringo come si fa fra pari, e ti sorrido, se mi sorridi. Ti parlo come ad un amico. Null’altro.”
Animo e spirito da poeta e parole scritte con passione dedicate al Profeta. Sinceramente, com’è naturale per un intelletto libero. Senza ambiguità, con la trasparenza dell’acqua di quell’oasi adesso così lontana.
Ma l’ottusa sterilità di uomini mediocri si sentì ferita e gridò all’empietà e alla blasfemia.
Baluardo posto a custodia di un potere che non concede deroghe e spazio alla comprensione. Linea di confine da difendere ad ogni costo per impedire incrinature capaci di spezzare tele ordite come ragni impietosi.
Manca un intermediario tra cielo e terra, quando s’alza il canto del lupo nelle notti di plenilunio. Ed un Dio fermamente attaccato al timone che ci guidi sulla giusta rotta,liberando il concetto dalla ruggine sì che possa librarsi senza inutili ostacoli.
Farah l’aveva pregato in ginocchio. Lo amava sopra ogni cosa e sapeva bene cosa stava rischiando. Avvinghiata alle sue gambe lo aveva scongiurato bagnandogli i piedi con le lacrime.
Anche Hamza l’amava. Come una perla rara. Quella ragazza dagli occhi profondi come il mare era il suo fuoco sulla pelle. Nostalgia appesa ai rami di un castagno e fragranza di rose che la brezza del mattino avvolge in nastri di cielo. Era tutto ciò per cui la vita aveva una sua ragione.
Ne raccolse la disperazione nell’incavo della mano e preparò con lei la fuga verso un paese lontano che si era offerto di ospitarli e proteggerli.
Tentativo che si infranse come onda sugli scogli.
Con la croce sulle spalle e la dignità di un uomo libero inchiodata sulle palme delle mani, Hamza attende che la sua ultima ora si compia , in una cella buia di un paese ancor più buio, dove l’alba non si leva e la notte è eternamente lunga.
 

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