Ho
sempre immaginato la salita al monte Calvario come la più grande
metafora sull'umanità. Mi intrigava l'idea di proporne una lettura
particolare, parlando di altri uomini che in tempi diversi ed in posti
diversi si sono caricati del peso della croce. La seconda stazione è
dedicata al poeta saudita Hamza Kasgari
" Per viam, per quam ascendit Christus, baiulans sibi crucem "
Senza nome è il mio Dio, orizzonte che svanisce nella nebbia ed acqua increspata dal respiro del vento.
Hamza
percepiva la grandezza del creato lanciando lo sguardo oltre le dune. Lì
dove il vento gioca con la sabbia disegnando linee ondulate e sinuose
come il corpo di un’odalisca.
Aveva
respirato l’aria secca del deserto e bevuto l’acqua del pozzo con
parsimonia, senza avidità. Ne conosceva bene l’importanza. Glielo aveva
insegnato suo nonno Hamid.
Un vecchio
pastore che parlava alle sue pecore , con la melodia di un canto. Soffio
di parole che volavano leggere sull’aria bruciata dal sole mentre
immergeva le mani facendo scivolare lentamente ogni goccia di quel
liquido prezioso.
“ Senti
questa voce ? L’universo intero si specchia in ogni lacrima di questa
linfa. Vita che si fa vita e dona vita. Rispettala come rispetti te
stesso. Con identico riguardo. “
Senza nome è il mio Dio, lo incontrai sulle cime delle montagne, dove il cielo s’abbassa a sfiorare il silenzio.
Hamza era
affascinato da ogni cosa che sollecitava la sua attenzione. Si metteva
totalmente in gioco senza lo schermo di quella prudenza che amputa
l’intelligenza rendendola cieca e sorda.
Che uomo è quello che sceglie di vivere in perenne prigionia, senza tentare di liberarsi dall’angoscia che l’opprime ?
Volano in alto le rondini. Aprendo le ali al cielo senza provare paura nell’attraversare le nuvole.
Hamza voleva volare come una rondine. E come una rondine voleva attraversare le nuvole.
Senza nome è il mio Dio, che insemina la terra senza sventolio di bandiere.
Ma ci sono
bandiere sotto le quali si commettono barbarie inenarrabili. Sventolano
in alto sui pennoni mentre giù in basso si negano i diritti più
elementari. Nel nome di un Dio non più amico. Lontano e distante.
Capace solo di giudicare e condannare. Senza misericordia.
“ Nel
giorno del tuo compleanno, dico che ho amato il tuo essere ribelle, dico
che mi hai ispirato e che non amo l’aura divina intorno a te. Non ti
adorerò.
Nel
giorno del tuo compleanno, ti vedo in ogni posto e dico che amo una
parte di te, ne odio un’altra e ce n’è una che non capisco.
Nel
giorno del tuo compleanno, non mi prostro davanti a te, non bacio la tua
mano, ma la stringo come si fa fra pari, e ti sorrido, se mi sorridi.
Ti parlo come ad un amico. Null’altro.”
Animo e
spirito da poeta e parole scritte con passione dedicate al Profeta.
Sinceramente, com’è naturale per un intelletto libero. Senza ambiguità,
con la trasparenza dell’acqua di quell’oasi adesso così lontana.
Ma l’ottusa sterilità di uomini mediocri si sentì ferita e gridò all’empietà e alla blasfemia.
Baluardo
posto a custodia di un potere che non concede deroghe e spazio alla
comprensione. Linea di confine da difendere ad ogni costo per impedire
incrinature capaci di spezzare tele ordite come ragni impietosi.
Manca un
intermediario tra cielo e terra, quando s’alza il canto del lupo nelle
notti di plenilunio. Ed un Dio fermamente attaccato al timone che ci
guidi sulla giusta rotta,liberando il concetto dalla ruggine sì che
possa librarsi senza inutili ostacoli.
Farah
l’aveva pregato in ginocchio. Lo amava sopra ogni cosa e sapeva bene
cosa stava rischiando. Avvinghiata alle sue gambe lo aveva scongiurato
bagnandogli i piedi con le lacrime.
Anche Hamza
l’amava. Come una perla rara. Quella ragazza dagli occhi profondi come
il mare era il suo fuoco sulla pelle. Nostalgia appesa ai rami di un
castagno e fragranza di rose che la brezza del mattino avvolge in nastri
di cielo. Era tutto ciò per cui la vita aveva una sua ragione.
Ne raccolse
la disperazione nell’incavo della mano e preparò con lei la fuga verso
un paese lontano che si era offerto di ospitarli e proteggerli.
Tentativo che si infranse come onda sugli scogli.
Con la
croce sulle spalle e la dignità di un uomo libero inchiodata sulle palme
delle mani, Hamza attende che la sua ultima ora si compia , in una
cella buia di un paese ancor più buio, dove l’alba non si leva e la
notte è eternamente lunga.

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