Le colline
si stendevano, a perdita d’occhio, sotto le imponenti cime del massiccio
montano. A valle si snodava il profilo sinuoso della costa e più
lontano, avvolte in una impalpabile foschia, le isole fluttuavano come
minuscoli punti sospesi sulla linea dell’orizzonte.
Un panorama
che dava sollievo all’anima e accompagnava il respiro dei giorni. Spesi
a far scivolare il tempo dalle mani e a raccoglierlo, poi, insieme alle
margherite.
Luca
passava molti mesi dell’anno in quel luogo. Con la madre e la sorella
Adele. All’ombra degli oleandri che fungevano da schermo così che dalla
strada la casa si intravedeva appena.
Eppure,
allora, gli sembrava enorme. Ma ogni cosa cambia in relazione all’angolo
di visuale. Quando la rivide, tanti anni dopo, si stranizzò della
dimensione che gli apparve assai modesta.
Gaspano era
un personaggio indefinibile. Un po’ orco e per il resto alquanto goffo .
La testa quasi calva, con pochi capelli tristi ritti come aculei, la
bocca sdentata e le braccia esageratamente lunghe gli davano un aspetto
impressionante. Allo stesso tempo, quando, con gli immancabili stivali
di gomma, camminava, alzando in alto i piedi, non riuscivi a non
sorridere. Tanto era buffo. Oltre ogni immaginazione.
Piante ed animali non avevano segreti che lui non avesse svelato. Era una cosa sola con l’ambiente che lo circondava.
Sembrava
persino che conoscesse il nome di ogni filo d’erba e di ogni foglia che
accarezzava con lo sguardo sussurrando parole senza tempo. Una
insospettabile delicatezza in un uomo di una mole tanto imponente.
Eppure non c’erano stonature. Tutto era naturale, senza alcuna finzione.
Luca
ricordava perfettamente quel giorno di fine maggio che lo vide arrivare
trafelato. Sbuffò due o tre volte per riprendere fiato mentre, in segno
di rispetto, si toglieva il berretto di lana nera che teneva sulla
testa.
“ Dottò “ disse rivolgendosi al padre di Luca, “ mi hanno regalato delle piantine speciali di pomodoro. Sono del tipo precoce.
Se mi permette di impiantarle domani, a fine giugno avremo dei frutti
eccezionali. “ Gli occhi gli brillavano d’entusiasmo. Come se avesse tra
le mani qualcosa di così prezioso e raro da meritare l’attenzione di
tutti.
Gaspano era
fatto così. Gioiva delle cose semplici che qualcuno poteva addirittura
ritenere banali ma che per lui erano essenziale ragione di vita.
Il dottor
Aurelio lo conosceva bene. Da anni era il suo uomo di fiducia e si
occupava della tenuta. Con una particolare attenzione per il roseto e
per l’orto. Ne aveva una cura così impegnata da sembrare quasi
maniacale. In realtà era la sua maniera di gestire la passione che
poneva in ogni gesto. Pieno di attenzione e di perizia. Senza mai
cercare di spremere vanamente l’attimo. Consapevole che ogni frutto
matura in un adeguato numero di giorni. E che la pazienza dell’attesa
alla fine sarebbe stata generosamente premiata.
Ricevuto
l’assenzo da parte del dottor Aurelio, il mattino seguente Gaspano
provvide ad interrare le piantine con una precisione ed una meticolosità
che sbalordirono il ragazzo che lo osservava curioso.
Molto tempo
dopo Luca avrebbe associato il ricordo di quell’omone inginocchiato per
terra, intento ad accarezzare delle minuscole piantine, al vagabondo di Hesse. Senza una precisa ragione. Né alcuna necessità di trovarne una.
In
entrambi l’esistenza era intrisa di poesia. Si specchiava nel riflesso
vermiglio di un tramonto e respirava i profumi dell’aria. Disdegnando
il possesso delle cose. Che le opprime e le trasfigura, rendendoli
oggetti distanti e senza vita.
Sognare non è peccato. Vivere senza sogni, lo è.
Pensando, magari, che sia tempo sprecato. Acqua versata sulla sabbia del deserto e sole che splende nella notte.
Anomalia di pensiero che si muove con il passo felpato di un gatto che scivola sui tetti.
Luca si
immaginava quel meraviglioso dialogo con Dio nel quale il vagabondo pone
una serie di domande. E lo divertiva ancor di più immaginare Gaspano
che chiedeva a Dio il perché di quel ritardo. Aveva compiuto ogni gesto
in maniera corretta. Dunque perché mai “ mio Dio non ho raccolto nulla ? Perché non stringo niente tra le mani ? “
L’estate
scivolò via senza avvenimenti particolari. Eccetto il disperato dolore
di Gaspano che cresceva con il passare dei giorni. Se ne stava immobile,
per ore, accanto ai filari di pomodoro, che dopo la fioritura si erano
caricati a grappolo di frutti minuscoli e verdi, chiedendosi perché,
ostinatamente, si rifiutavano di maturare.
La risposta
arrivò il giorno che, per caso, l’amico che gli aveva donato quelle
piantine, passò dalla tenuta. S’era sbagliato ed al posto del tipo “ precoce “ gli aveva dato il “tardivo “.
L’arcano mistero si sciolse come neve a primavera ridando sollievo a Gaspano che mortificato chiese scusa.
Quell’anno
non ci fu nessuna produzione di pomodori ma a Novembre fecero delle
gustose insalate con del pomodoro appena colto.
da: " il rumore del silenzio "
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