lunedì 16 dicembre 2013

Il pomodoro " precoce "


Le colline si stendevano, a perdita d’occhio, sotto le imponenti cime del massiccio montano. A valle si snodava il profilo sinuoso della costa e più lontano, avvolte in una impalpabile foschia, le isole fluttuavano come minuscoli punti sospesi sulla linea dell’orizzonte.
Un panorama che dava sollievo all’anima e accompagnava il respiro dei giorni. Spesi a far scivolare il tempo dalle mani e a raccoglierlo, poi, insieme alle margherite.
Luca passava molti mesi dell’anno in quel luogo. Con la madre e la sorella Adele. All’ombra degli oleandri che fungevano da schermo così che dalla strada la casa si intravedeva appena.
Eppure, allora, gli sembrava enorme. Ma ogni cosa cambia in relazione all’angolo di visuale. Quando la rivide, tanti anni dopo, si stranizzò della dimensione che gli apparve assai modesta.
Gaspano era un personaggio indefinibile. Un po’ orco e per il resto alquanto goffo . La testa quasi calva, con pochi capelli tristi ritti come aculei, la bocca sdentata e le braccia esageratamente lunghe gli davano un aspetto impressionante. Allo stesso tempo, quando, con gli immancabili stivali di gomma, camminava, alzando in alto i piedi,  non riuscivi a non sorridere. Tanto era buffo. Oltre ogni immaginazione.
Piante ed animali non avevano segreti che lui non avesse svelato. Era una cosa sola con l’ambiente che lo circondava.
Sembrava persino che conoscesse il nome di ogni filo d’erba e di ogni foglia che accarezzava con lo sguardo sussurrando parole senza tempo. Una insospettabile delicatezza in un uomo di una mole tanto imponente. Eppure non c’erano stonature. Tutto era naturale, senza alcuna finzione.
Luca ricordava perfettamente quel giorno di fine maggio che lo vide arrivare trafelato. Sbuffò due o tre volte per riprendere fiato mentre, in segno di rispetto, si toglieva il  berretto di lana nera che teneva sulla testa.
“ Dottò “ disse rivolgendosi al padre di Luca, “ mi hanno regalato delle piantine speciali di pomodoro. Sono del tipo precoce. Se mi permette di impiantarle domani, a fine giugno avremo dei frutti eccezionali. “ Gli occhi gli brillavano d’entusiasmo. Come se avesse tra le mani qualcosa di così prezioso e raro da meritare l’attenzione di tutti.
Gaspano era fatto così. Gioiva delle cose semplici che qualcuno poteva addirittura ritenere banali ma che per lui erano essenziale ragione di vita.
Il dottor Aurelio lo conosceva bene. Da anni era il suo uomo di fiducia e si occupava della tenuta. Con una particolare attenzione per il roseto e per l’orto. Ne aveva una cura così impegnata da sembrare quasi maniacale. In realtà era la sua maniera di gestire la passione che poneva in ogni gesto. Pieno di attenzione e di perizia. Senza mai cercare di spremere vanamente l’attimo. Consapevole che ogni frutto  matura in un adeguato numero di giorni. E che la pazienza dell’attesa alla fine sarebbe stata generosamente premiata.
Ricevuto l’assenzo da parte del dottor Aurelio, il mattino seguente Gaspano provvide ad interrare le piantine con una precisione ed una meticolosità che sbalordirono il ragazzo che lo osservava curioso.
Molto tempo dopo Luca avrebbe associato il ricordo di quell’omone inginocchiato per terra, intento ad accarezzare delle minuscole piantine, al vagabondo di Hesse. Senza una precisa ragione. Né alcuna necessità di trovarne una.
In entrambi  l’esistenza era intrisa di poesia. Si specchiava nel riflesso vermiglio  di un tramonto e respirava i profumi dell’aria. Disdegnando il possesso delle cose. Che le opprime e le trasfigura, rendendoli oggetti distanti e senza vita.
Sognare non è peccato.  Vivere senza sogni, lo è.
Pensando, magari, che sia tempo sprecato. Acqua versata sulla sabbia del deserto e sole che splende nella notte.
Anomalia di pensiero che si muove con il passo felpato di un gatto che scivola sui tetti.
Luca si  immaginava quel meraviglioso dialogo con Dio nel quale il vagabondo pone una serie di domande. E lo divertiva ancor di più immaginare Gaspano che chiedeva a Dio il perché di quel ritardo. Aveva compiuto ogni gesto in maniera corretta. Dunque perché mai “ mio Dio non ho raccolto nulla ? Perché non stringo niente tra le mani ? “
L’estate scivolò via senza avvenimenti particolari. Eccetto il disperato dolore di Gaspano che cresceva con il passare dei giorni. Se ne stava immobile, per ore, accanto ai filari di pomodoro, che dopo la fioritura si erano caricati a grappolo di frutti minuscoli e verdi, chiedendosi perché, ostinatamente, si rifiutavano di maturare.
La risposta arrivò il giorno che, per caso, l’amico che gli aveva donato quelle piantine, passò dalla tenuta. S’era sbagliato ed al posto del tipo “ precoce “ gli aveva dato il “tardivo “.
L’arcano mistero si sciolse come neve a primavera ridando sollievo a Gaspano che mortificato chiese scusa.
Quell’anno non ci fu nessuna produzione di pomodori  ma a Novembre fecero delle gustose insalate  con del  pomodoro appena colto.
 
da: " il rumore del silenzio "
 
 

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